Affidarsi all’editor, dalla revisione del testo alla pubblicazione

Ti sei mai chiesto cosa succede una volta che il manoscritto è stato approvato per la pubblicazione? Credi che, wow, mi pubblicano, e il lavoro sia finito? Non è così. Adesso ti spiego brevemente cosa succede dopo. Il lavoro di editing sul romanzo, di revisione dei testi a livello di contenuti, di copy editing, di line editing, di correzione di bozze. In una parola, il lavoro dell’editor.

Segnalazione potenziale opera pubblicabile
Il lettore editoriale, l’agente o l’editor segnala il testo come meritevole di pubblicazione al direttore della collana, e se anche lui è d’accordo si procede iniziando dal lavoro sul testo. In cosa consiste?
Immaginiamo che il testo aderisca ad alcuni standard qualitativi stabiliti dalla casa editrice, ma non sia ancora al 100% delle sue potenzialità. Occorre migliorare il manoscritto fino a renderlo a tutti gli effetti un romanzo degno di questo nome, vendibile, e capace di ritagliarsi il suo spazio in un mercato saturo e pieno di proposte.

L’editor lavora prima e dopo l’arrivo del manoscritto in casa editrice. Prima per vagliarne l’attrattiva sul mercato, poi, come abbiamo detto, per portarlo al massimo delle sue possibilità. Facciamo finta di essere alla fine degli anni Cinquanta, primi Sessanta, tra i vari Einaudi e Mondadori, nell’universo ideale di cui tutti i lavoratori del settore editoria parlano con nostalgia, un’epoca magica in cui etica e morale deontologica camminavano a braccetto lungo il boulevard del mondo del lavoro, e di lavoro ce n’era per tutti e tutti erano stimati professionisti. Partiamo da lì, idealmente. Esistono tre tipi di editing di romanzi, e in quest’epoca benedetta corrispondevano a tre ruoli diversi, rivestiti da individui differenti, ognuno specializzato nel proprio.

Editing strutturale
Per strutturale intendiamo relativo al contenuto del romanzo, allo sviluppo della trama, alla costruzione dei personaggi e delle singole scene. L’editor segnala i punti deboli del romanzo e sottolinea quelli forti, può far notare la presenza di scene poco efficaci o costruite male, l’utilizzo di personaggi di cui il plot può fare a meno, può indicare se ci sono parti troppo lente o se il ritmo della narrazione è monotono, può suggerire lo sviluppo di un personaggio, del suo conflitto interno, della trama, e così via.

L’editor non decide niente, da solo, non obbliga l’autore a fare cambiamenti né scrive al posto suo (quello si chiama ghost writer, è un’altra cosa). Si limita a segnalare ciò di cui avrebbe bisogno secondo lui il romanzo. Sarà poi l’autore ad apportare – se riterrà – i cambiamenti e a mostrarli all’editor.
Finita la parte dell’editing strutturale. Cosa viene adesso?

Line editing
Il line editing è la revisione del testo per quanto riguarda lo stile; ci si occuperà dunque di uniformare lo stile dell’autore, di migliorare le frasi involute, di eliminare i modi di dire logori e abusati, i cliché e le ridondanze informative (il famoso infodump, considerato peccato capitale, se commesso dall’autore emergente, ma accettatissimo nelle produzioni hollywoodiane e nelle serie televisive).

Copy editing
Con il copy editing l’editor si occupa di scovare, laddove ce ne siano, gli errori grammaticali, le omissioni, le ripetizioni, le cacofonie, e verifica la coerenza narrativa, la compiutezza temporale, la veridicità delle informazioni e la coerenza delle stesse all’interno del testo.

Vi ho parlato prima dell’epoca d’oro perché a quei tempi esisteva realmente una definizione di ruoli. Ora è più facile che l’editor si occupi un po’ di tutto, e debba quindi avere vari tipi di competenza per far fronte a ogni necessità. È quindi sì editor, ma può trovarsi a dover coprire il ruolo di line editor, di copy editor, di correttore di bozze, spesso anche di valutatore, di talent scout e di grafico impaginatore.

“Per una buona revisione del testo il mio consiglio è leggere tanto. Perché? Così, perché leggere è in ogni caso un buon consiglio”.
(J.D. Johnson).

Come dicevo, spesso l’editor si trova anche a coprire il ruolo di talent scout. Dovrà quindi leggere i manoscritti che gli mandano ma anche cercare nuovi talenti, e gli può capitare di imbattersi in uno scritto che lo colpisce per stile, uso della lingua, o potenzialità, ma che non c’entra niente con un romanzo. Magari è un articolo di un blog, oppure un racconto in una rivista letteraria. In questo caso l’editor contatterà l’autore e gli chiederà se ha un manoscritto nel cassetto – tutti hanno un manoscritto nel cassetto – ma se la risposta fosse negativa gli toccherebbe giocarsi l’asso pigliatutto: «Ti va di scrivere un romanzo?»
E il lavoro, per l’editor, si moltiplicherebbe: dovrebbe lavorare con l’autore dalla pianificazione del romanzo alla scrittura dello stesso.

In conclusione, il lavoro dell’editor è finalizzato a potenziare il testo di un autore, con la clausola inoppugnabile del rispetto nei confronti di quest’ultimo. Diffidate degli editor ingombranti: l’editor non deve sostituirsi all’autore ma aiutarlo in maniera maieutica a migliorare il suo manoscritto, lavorando in concerto con consigli e segnalazione, ma mai imponendo le proprie idee.
Questa è anche la mia filosofia e il mio modo di lavorare. 

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