“La vita nascosta”: nei meandri della condizione umana | Recensione

Il romanzo La vita nascosta di Raffaele Donnarumma, edito da Il ramo e la foglia editore, parte dalla crisi affettiva e relazionale di R., professore universitario che, dopo aver rotto con il suo compagno S., ripensa alla sua vita sentimentale e sessuale, cercando di elaborare il fallimento della propria storia. Relazione che aveva da tempo dato avvisaglie del suo stato di logorio, piena di tradimenti non confessati e di incomprensioni. 
L’allontanamento del compagno crea un vuoto nella vita del protagonista, che si trova, con l’obiettivo di farvi ordine, a ripercorre il percorso di scoperta della propria omosessualità, segnato dal timore e dalla vergogna. 
Cerca allora di reagire nel modo più immediato e apparentemente vantaggioso, anche se in fondo non risolutivo, frequentando le chat in cerca di nuovi incontri. È qui che incontra L., giovane tenebroso e sfuggente del suo stesso ambito universitario (ha appena finito il dottorato) di cui si innamora e che, con silenzi e sparizioni, mette a dura prova la sua serenità.

Il flusso riflessivo del protagonista narratore, che si dipana lungo l’arco dell’intero libro, tocca diversi temi, soffermandosi sulle sfide e le complessità legate alla definizione della propria identità.

Avevo costruito una parte essenziale della mia identità intorno al mito dell’omosessualità come colpa, ne avevo fatto un oggetto di riflessione continua.

A bilanciare il peso di riflessioni ed eventi che tendono a trascinarlo verso scelte non sempre razionali, si pone il rapporto tra il protagonista e l’amica Anna, una sorta di confronto di collodiana memoria con la propria coscienza. E forse non è un caso che il nome di lei – uno dei pochi presenti nel libro riportato per esteso, gli altri sono sostituiti da iniziali – sia palindromo, e ricordi un gioco speculare di riflessi.

A me sembra che non andiate da nessuna parte, che tu non vai da nessuna parte. Forse questa storia ti serve a farti sentire più buono, visto che ti sacrifichi per lui. Ma è un legame – (mi ferì, perché non aveva detto ‘amore’) – che non produce nulla. E poi, non è solo che per lui non puoi fare niente: è che condanni te, è te che punisci e di cosa, io davvero non lo capisco. Non trovavo argomenti per darle torto.

In La vita nascosta la profondità dei contenuti introspettivi supera di gran lunga l’importanza di una trama, la levatura dell’analisi del protagonista, che si propone come specchio sineddotico della condizione umana in generale, rende l’assenza di una struttura narrativa tradizionale irrilevante ai fini del godimento del testo da parte del lettore. Donnarumma invita alla riflessione, e lo fa prendendo spunto dal fallimento della storia di R. Fallimento che si espande simbolicamente e si erige a figura incombente e invisibile nella vita di ogni individuo. Evitare di finirci contro dipenderà dalla sua abilità, da quanto la paura, l’ansia di scontrarvisi ostacolerà il suo passo impedendolo a suon di sgambetti e tranelli. 

Primo romanzo del saggista, storico e critico letterario Raffaele Donnarumma, La vita nascosta è un romanzo condotto con uno stile letterario fervido ed emozionale, fatto di contrasti e vivacizzato di tanto in tanto da sfumature ironiche, spesso fluido e accessibile, anche se a volte cambia decisamente registro rendendo pensieri semplici con evoluzioni pretestuose, che potrebbero lasciare spiazzato il lettore:

Nella specializzazione dei desideri, i gay sono molto più avanti degli etero sessuali: hanno elaborato una tassonomia che ha la flessibilità opportunistica di un reparto merceologico più che ricorre di un manuale di zoologia.

Un romanzo che non ha paura di calarsi nei meandri della condizione umana a indagare il tentativo dell’individuo di attraversare il mondo e superarlo indenne, tra le ansie e le paure che lo pedinano nel corso della vita. 

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