Recensione: “Questa è l’America”, di Francesco Costa

La premessa è altisonante: voi che avete una percezione così distorta della realtà americana, voi che credete che tutti gli americani abbiano un fucile in casa, voi che credete che le carceri siano affollate di evasori fiscali; voi, ve la spiego io l’America. 
Retorica a parte, anche se come me non siete nel novero di chi pensa che tutti gli americani siano armati fino ai denti eccetera eccetera, potrete apprezzare questo libro. 

Francesco Costa, già autore del «più importante podcast italiano indipendente» (almeno così si legge sul sito), Da Costa a Costa, ci conduce in un excursus sulla società americana a volo d’uccello, avanti e indietro nel tempo, dal sud, fino al far west, zoomando su fatti – pur nella loro tragicità – polposi e coinvolgenti. 
È scritto bene, giocando con dispositivi narrativi spesso usati in reportage giornalistici di questo tipo. L’anticipazione e il passo indietro, o l’aggancio del lettore con il fatto sconvolgente per poi allargare sul discorso generale – come l’incipit sulla ragazza morta di overdose nel bagno dell’aeroporto di Syracuse usato per introdurre la questione ‘uso incontrollato degli oppiacei’. 

Una panoramica ricca di spunti, che permette di ripassare (alcune) circostanze che hanno srotolato la storia e la società americana direzionandola verso quella attuale, trasformandola per come la conosciamo (o la conosceremo dopo aver letto il libro!). Interessanti ad esempio i riferimenti alla diffusione dell’automobile che ha portato la neonata classe media a trasferirsi in quei vialoni «paciosi» con le casette a schiera, o gli accenni alla laboriosa e sicura di sé mentalità texana, o la focalizzazione sul pensiero nativo statunitense fondato sulla permeabilità, ovvero sull’accettazione del cambiamento e delle diversità come valori e ricchezza, e non come qualcosa da combattere o di cui aver timore.

Tuttavia non ho visto un percorso definito, ho percepito più una serie di argomenti paralleli (che raramente peraltro si intersecavano) certamente interessanti ma che, se l’intento era quello di spiegare la società americana contemporanea e come ci si è arrivati, non sono sufficienti. 

È una buona lettura, di intrattenimento, un testo scorrevole e interessante, che però non assolve completamente il suo intento di partenza, almeno quello dichiarato in quella che a mio avviso è una premessa un po’ troppo roboante. 

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