“Dove sei, mondo bello”, di Sally Rooney – Recensione

Giudicato miglior libro 2021 della comunità di Goodreads, “Dove sei, mondo bello” di Sally Rooney mi ha deluso. Vi spiego perché.

Ho trovato lo stile scorrevole, ma non del tutto maturo. C’è un aspetto che mi disturba particolarmente: la didascalia
Il descrivere tutto, anche quegli elementi che il lettore dovrebbe essere libero di immaginare. 
Ogni dialogo è un elenco di battute intercalate con la spiegazione dei movimenti dei personaggi. 
Sembra il tentativo di facilitare chi sarà incaricato di adattare il romanzo per il cinema. 

La prosa è spesso prolissa, le scene troppo lunghe. Persino quelle di sesso, chiamiamole così, sono dilatate a dismisura. Sembra di ascoltare una radiocronaca. Anzi due. Una, quella del narratore che elenca ogni azione, sguardo, respiro, e l’altra scandita dalle battute dei due personaggi: ti levo questo, il personaggio leva questo, posso fare questo? fai questo, il personaggio fa questo, pensa quello, sente quell’altro, mette la mano lì, ti dà fastidio? 
A volte i personaggi si producono in dissertazioni totalmente avulse dal contesto, proprio durante l’atto o nell’attimo appena precedente, creando una crepa nell’immersione nel testo da parte del lettore.

Non smettere di parlare, disse.
Lui la guardò. Cosa? chiese. Non smettere di parlare, o non smettere di fare quello che sto facendo?
L’uno e l’altro. 
Lui le rimise la mano dov’era prima, dietro il ginocchio.
Lei reagì con un gratificante e sommesso suono di gola tipo: Mh. 
Lui le sfiorò con il pollice l’interno della coscia., sotto la gonna. 
Lui continuava a guardarla con tenerezza. Cosa te lo fa dire? chiese.
Lei appoggiò la testa all’indietro, sul bracciolo, gli occhi alla plafoniera accesa sul soffitto. 
Be’, sei giovane e bello, disse. E le donne ti amano. Se tu lo ammirassi e cercassi di assomigliargli non avrebbe niente in contrario, ma tu non lo fai. Certo, non lo conosci così bene, ma stando alla mia esperienza diretta è scortese e parecchio dispotico. Probabilmente lo manda ai matti che tu sia sempre così gentile e che niente sembra scalfirti. 
Simon le stava accarezzando l’incavo del ginocchio e annuiva.
Ma dal suo punto di vista sono gentile con tutti solo perché mi fa sentire bene con me stesso…

I personaggi li ho trovati poco interessanti, e molte situazioni cliché (quando non totalmente irrealistiche). E sì che sarà stato rimaneggiato da editor prestigiosi. 
Quando non si innesta il patto con il lettore (che con me è stato molto lontano dall’attivarsi) anche la credibilità della storia e dei personaggi viene meno, e di conseguenza l’interesse. 

In una scena, ad esempio, troviamo Eileen, una delle protagoniste, che di punto in bianco – è da poco passata la mezzanotte – va a trovare il suo ignaro amico Simon e gli si infila letteralmente nel letto. Lui, che stava dormendo perché il giorno dopo ha l’ufficio (oltre a una compagna), non reagisce, accetta il fato come una qualsiasi disturbo notturno – come, che so, la vicina con il volume alto dello stereo, il gatto che miagola perché l’hai dimenticato sul balcone – e i due si abbandonano a un morigerato sesso (con tanto di radiocronaca). 
Un episodio così è stopposo, poco credibile, può andare bene per il cinema (per un certo tipo di cinema), ma in un libro che vuole richiamare un registro realistico, lo si legge con una smorfia di perplessità in faccia. Se poi episodi di questo tipo si susseguono, il racconto finisce per esaurire la propria forza e naufragare. 

Forse con questa pubblicazione si cercava la vendibilità, il successo globale, l’intrattenimento, la pronta trasposizione cinematografica; obiettivi che nel complesso il testo sembra adatto a perseguire. Ma chi cerca la qualità letteraria, è altrove che si dovrà rivolgere. 
Penso, in linea generale, che il libro sia di chi lo legge, non di chi lo scrive, perché ogni lettore lo fa suo a seconda dei propri vissuti, delle proprie esperienze. A me “Dove sei, mondo bello” ha annoiato, forse proprio perché gli spazi di lettura attiva affidati al lettore e alla sua immaginazione sono esigui. La lettura passiva mi annoia. Guardo una serie in tv, piuttosto. 

Le parti migliori del libro
, quelle più sincere, sono forse gli scambi epistolari che variano il registro linguistico alzandolo notevolmente, anche se in alcuni momenti è reso persino troppo alto, rispetto al resto del libro. 

Ero curioso di leggerlo, e mi aspettavo di più. Ha deluso le mie aspettative personali, ma sono sicuro che non mancherà di trovare anche in Italia il suo folto pubblico.




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