03. Parlando di narrazione

Fabula e intreccio
Avrai sentito parlare di fabula e intreccio. Fabula è la storia nel suo percorso lineare, i fatti uno dopo l’altro in ordine cronologico. Intreccio è come vuoi raccontarla. La successione dei fatti come li vuoi esporre, senza un ordine stabilito se non quello che tu, autore, definisci.
Il tuo modo per rendere interessante la tua narrazione parte da lì.
​L’esposizione lineare degli eventi può incuriosire, ma vediamo qualche trucchetto, chiamiamolo così, per incasinare la vita al lettore e rendere la tua storia ancora più intrigante.

Analessi e prolessi, anacronie
Quando si parla di intreccio, si parla di anacronie, ovvero delle discrepanze tra l’ordine cronologico degli eventi e l’ordine raccontato nella storia. Le due forme più comuni sono analessi e prolessi.
Analessi è il flashback, tornare indietro nel tempo della narrazione.
Prolessi è il flashforward, il salto in avanti.
Come si usano?
Il flashback l’avrai visto usare un milione di volte nei film, trasferiscilo in un testo e il gioco è fatto. Racconta un fatto antecedente alla narrazione. Lo usiamo, ad esempio, quando parliamo del passato dei nostri personaggi, oppure dopo un incipit in medias res. Iniziamo nel pieno svolgimento dei fatti e poi andiamo indietro nel tempo a vedere come si sono verificati e cosa ha portato al verificarsi di quei fatti. Si usa molto nei gialli; hai presente quando nella prima pagina c’è già il cadavere? Prima o poi vedremo cosa è successo prima. Ecco l’analessi.
Iniziare con il piede giusto un romanzo è la chiave per un buon incipit e per una buona narrazione in generale, visto che il coinvolgimento del lettore fin dalle prime pagine è di estrema importanza. Per questo spesso ci si trova a leggere romanzi che iniziano nel pieno dell’azione, e che poi tornano indietro nel tempo, nei successivi capitoli, per raccontare come si sia arrivati a quell’azione. Ma avremo modo di parlare di incipit in futuro, per adesso soffermiamoci sulle anacronie.
 
L’opposto dell’analessi è la prolessi. Uno degli esempi più famosi della prolessi in letteratura è l’incipit di Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Márquez.
 
Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio.
 
Parte dalla fine, ci dice cosa succederà.
Toglie forse curiosità sapere il finale? Tutt’altro. Non sappiamo il finale, sappiamo solo che il padre di Aureliano finirà davanti a un plotone. Morirà o sarà graziato? Ci incuriosisce, altro che togliere interesse.
 
Parlavamo di libri gialli. Nel libro La fine è nota, di Geoffrey Holiday Hall (Sellerio 1990), il protagonista, rincasando, fa una scoperta: un tizio che lo stava aspettando nel suo appartamento si è appena gettato dalla finestra. Dopo la scoperta, l’autore riporta il lettore al passato, e glielo farà vivere insieme ai suoi protagonisti. Anacronie come se piovesse, e il risultato è incantevole. Se lo trovate, ve lo consiglio.
Una domanda: è analessi quella dei capitoli successivi o prolessi quella dell’inizio?
L’importante per te è sapere come incuriosire il lettore e tenerlo incollato al tuo romanzo. Quale sia il nome delle forme che scegli per farlo ha importanza relativa. Esistono varie tipologie di analessi, per esempio, esterna, interna e mista, ma non ti interessa distinguerle perché non devi sostenere un esame. Devi afferrare il lettore, avere gli strumenti per farlo e saperli usare. Questo è ciò che conta.

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