“Lascia un libro, prendi un libro”, la biblioteca diffusa per tutta l’Italia – Intervista a Giuseppe Rapisarda

Hai presente il libro che ti ha regalato zia Matilde e che – prima o poi lo leggo, prima o poi lo leggo – alla fine non leggi mai? Ecco. Non lo leggerai, mai. Te lo dico io. Resterà lì a prendere polvere. Meglio scambiarlo con un altro libro, magari più vicino ai tuoi gusti. Zia Matilde sarà comprensiva, vedrai.
Oggi ti parlo dell’ammirevole iniziativa “Lascia un libro, prendi un libro”, del siciliano e (lodevolmente) visionario Giuseppe Rapisarda.

La prendo da lontano, ma giusto un filo.
Passeggiavo per il Pont Neuf nella spettacolare cornice parigina, stava facendo buio e il cielo era coperto di nubi violacee. Di lì a poco si sarebbe messo a piovere. È stato allora che mi sono accorto di quel mucchietto di libri abbandonati su una panchina. È successo qualche anno fa, il book sharing era ancora quasi sconosciuto in Italia, e ricordo di aver pensato qualcosa tipo: «Chi è quel mammalucco che dimentica una pila di libri in giro?». Ne ho aperto uno e ho scoperto la magia: ciascuno di essi aveva un’etichetta ed era siglato, numerato e rintracciabile, pronto per essere prestato a chi voleva leggerlo, a condizione che lo restituisse una volta letto. Anche a Bryant Park, a New York, mi è capitato di incontrare qualcosa di simile. Era un vero e proprio baracchino, quella volta, scaffali interi di libri a disposizione. Quei libri, ho scoperto poi, andavano restituiti in luoghi specifici detti punti di rilascio, ce n’erano (e molti) anche in Italia, ma da queste parti quella dello scambio non era ancora una pratica granché diffusa. “Lascia un libro, prendi un libro” ripropone quel metodo di scambio di libri, ma con qualche differenza volta a snellirne il processo.

Ne ho parlato con la mente del progetto, un instancabile viaggiatore e amante della natura di nome Giuseppe Rapisarda che, a 56 anni, dopo una carriera aziendale nel settore medicale, ha deciso di prendersi un decennio sabbatico (che invidia!) con lo scopo di viaggiare e incontrare nuovi paesi, costumi e usanze. L’idea di “Lascia un libro, prendi un libro” nasce in Giuseppe proprio da queste esperienze, con l’intento di importare nella sua comunità i comportamenti virtuosi delle culture e dei paesi conosciuti durante i suoi viaggi.

Come funziona “Lascia un libro, prendi un libro”?
Esistono punti fissi di condivisione, dove trovare e scambiare i libri. Questi punti possono essere negozi o sedi di associazioni; al chiuso, perché i libri non siano rovinati da vandali o dalle intemperie. L’utente ha la possibilità di visitare il punto di condivisione e scegliere il libro che preferisce.

Una specie di biblioteca allargata, dunque.
Esatto, una biblioteca diffusa per tutta l’Italia.

Chiunque può prendere un libro?
Purché ne lasci un altro in cambio. Per il momento, però, non ci occupiamo di libri scolastici o di enciclopedie.

Come e quando ha preso forma il progetto?
Durante i miei viaggi all’estero, ho visto diverse postazioni pubbliche dei libri, da qui l’idea di realizzarne due o tre nel mio paese. La cosa sarebbe finita lì, ma visto che piaceva ho continuato. Sono partito da Belpasso per poi allargarmi ai paesi, alle province e alle regioni vicine. Era la primavera del 2017.

Qual è stato il primo punto di condivisione creato? 
Il primo è stato creato nel panificio che sta a dieci metri da casa mia. È un punto molto frequentato.

In cosa differisce “Lascia un libro, prendi un libro” dal consueto book sharing (dalla piattaforma Bookcrossing.com, per esempio), a parte che nel vostro caso i punti di condivisione sono al chiuso e riparati? 
Il nostro progetto è molto snello e pragmatico, poche regole e pochi convenevoli. Focalizziamo la nostra attenzione sulla circolazione dei libri e sulla promozione della lettura. Il Bookcrossing nasce per monitorare gli spostamenti dei libri condivisi. A ogni libro assegnano un codice e ne monitorano gli spostamenti. Prima ancora lo facevano con le banconote, anche loro dotate di un numero di serie univoco. Noi sconsigliamo di lasciare dei libri in giro a caso (nello scompartimento di un treno, per esempio, o nel tavolo di un bar, nella panchina di un parco, ecc.), suggeriamo piuttosto di strutturare questa pratica, trovando un esercente che metta a disposizione un piccolo spazio dove ospitare questi libri.

Chi volesse ospitare un punto di condivisione che cosa dovrebbe fare?
Dovrebbe contattarmi su Facebook e avere a disposizione uno spazio espositivo in cui poter collocare almeno una ventina di libri. Avviata l’attività, i punti di condivisione ricevono spesso donazioni spontanee da parte dei lettori che regalano i propri libri senza volerne altri indietro. L’attività è gratuita, in ogni suo aspetto.

A giudicare dal tipo di progetto intrapreso sarebbe facile immaginare una sua passione per i libri. È un appassionato di lettura oltre che di viaggi? 
Come le dicevo, questo progetto è nato per caso. La mia idea iniziale era quella di allestire qualche punto nella mia comunità. Di fatto poi sono rimasto “prigioniero” di questa iniziativa e della passione che metto nelle cose che faccio. Ho visto che il progetto piaceva, che le persone ci seguivano, ci scrivevano, ci chiedevano come allestire nuovi punti, ci segnalavano punti già esistenti sul territorio, quindi non mi sono più fermato. Questa attività mi occupa quasi l’intera giornata, e da oltre tre anni e mezzo ci lavoro gratuitamente quasi tutti i giorni, dedicandovi la cosa più preziosa che ho: il mio tempo.

Per arrivare alla laurea e per la mia attività lavorativa ho passato tanti anni leggendo libri. Nel mio tempo libero non sono un super-lettore; sono una persona tenace, capace di strutturare i progetti e seguirli fino al superamento degli obiettivi. Ho svolto studi tecnico-scientifici e, mentre gli altri studiavano materie umanistiche, io frequentavo i laboratori di aggiustaggio, di fisica, di chimica, ecc. Ho sviluppato, in questo modo, una spiccata attitudine alla risoluzione dei problemi. Leggo saggi, quasi mai romanzi o libri di avventura. Passando oltre sei mesi l’anno in viaggio, preferisco vivere le avventure in prima persona e non leggere quelle inventate da altri. Ad oggi ho fatto oltre trecento viaggi e visitato circa il 70% del nostro pianeta, e se le mie condizioni di salute me lo consentiranno, conto di visitarlo tutto.

Per concludere Giuseppe Rapisarda vuole lanciare un appello.
Agli amministratori, perché creino dei punti di recupero libri nelle isole ecologiche, investano nella cultura e premino i comportamenti virtuosi nella propria comunità; agli esercenti, perché mi contattino per ospitare un punto di condivisione (è gratis!); e ai lettori, perché utilizzino questa opportunità e la trasmettano ai propri figli; e a tutti: stiamo provando ad allestire un punto di recupero e condivisione gratuita dei libri in ogni comune e stiamo facendo una sorta di censimento di tutti i punti di scambio di libri sul territorio italiano: segnalateci i punti della vostra zona!

“Lascia un libro, prendi un libro” è un progetto per il recupero e la diffusione gratuita di libri nato a Belpasso, un paesino ai piedi dell’Etna (34 punti di condivisione attualmente presenti per 18mila abitanti), e in crescita esponenziale. In questo momento più di 150mila sono i libri diffusi, 500 i punti di condivisione e 200 le città coinvolte in tutte le regioni italiane. Un progetto di scambio che unisce, che regala cultura e condivisione, che non mira a portare le persone dai libri ma i libri alle persone. I punti di condivisione sono infatti scelti tra i luoghi della quotidianità: dal panettiere al parrucchiere, dal supermercato allo studio medico, ecc.
Un progetto ambizioso, che mi sento di sostenere e divulgare perché basato su valori che anch’io condivido pienamente: cultura, sostenibilità e solidarietà.

Intervista di Francesco Montonati

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