Recensione: “Due vite”, di Emanuele Trevi

Edito da Neri Pozza e segnalato da Francesco Piccolo per la cinquina finalista, il vincitore del Premio Strega 2021 Due vite nasce da un pretesto, il pretesto di raccontare Due vite, appunto, quelle di Rocco Carbone, morto a quarantasei anni per un incidente in motorino, e di Pia Pera deceduta a sessant’anni di Sla. Ma Due vite è molto più di questo.
È un memoir in cui la morte dei due amici scrittori è spunto per una riflessione che tocca sì gli eventi relativi alle loro vite, quando si intrecciavano o quando procedevano sole, ma che si eleva a narrazione filosofica, esamina di un nucleo introspettivo esistenziale catalizzato in una ricerca. La ricerca di una vita felice, forse. O delle modalità con cui destreggiarsi in un’esistenza che può essere ricca quanto imparziale, spesso quasi scorretta.

Non siamo nati per diventare saggi, ma per resistere, scampare, rubare un po’ di piacere in un mondo che non è stato fatto per noi.

Trevi racconta le loro storie non in termini curriculari, o almeno non sempre, e lo fa cercando la giusta distanza, che a volte trova e la narrazione risulta potente ma leggera, altre meno. In queste situazioni la mano pur ottima di Trevi calca un po’ sul foglio, e la prova ne sono passaggi in cui affiora una ricchezza lessicale e sintattica, che a volte mette troppo in evidenza l’autore, e la sua consapevolezza delle proprie carte. Intendiamoci, nulla vieta che in un testo del genere, un testo autobiografico, l’autore esca e prevarichi sulla narrazione, solo che l’intento originale dell’autore sembra l’opposto, ossia narrare dei suoi amici senza quasi farla avvertire, la propria presenza.

L’unica cosa importante in questo tipo di ritratti scritti è cercare la giusta distanza, che è lo stile dell’unicità.

Leggere Due vite è fare un viaggio ispirato alla ricerca di spiegazioni, di un senso della vita, con passaggi a volo radente sulla fine di questa vita, con occhiate di estremo interesse sulla scrittura, sul modo di scrivere in maniera altra dal mainstream massificato, ricerca di soluzioni e di accettazione di fallimenti e sconfitte, tra le quali la morte, purtroppo, può a volte essere annoverata. Come nei casi incidentali, fortuiti, inaspettati, o dopo una lunga e tragica battaglia contro una malattia invincibile.

Un libro piacevole, breve ma pregno, che offre numerosi spunti di riflessione condotto con una prosa consapevole e raffinata.
Una buona lettura.

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