15. Il flashback, cos’è e come usarlo

Il flashback, o ‘analessi’, è una tecnica di scrittura che è indispensabile conoscere per usarla al meglio. Scopriamo pregi e difetti di questo strumento narrativo così affascinante ma anche così pericoloso.

Drammatizzazione dei ricordi
Il flashback consente di mostrare episodi del passato come se fossero vissuti al momento, ricordi vivi e caldi. Ricollegandoci al post sulla tecnica del mostrato (show don’t tell), parliamo di drammatizzazione dei ricordi. Facciamo un esempio con un narratore in prima persona:

L’anno scorso una volta, mentre portavo a passeggio Birillo, ho visto uno scippo in diretta.

Con la tecnica del flashback potrei narrare l’episodio come qualcosa che sta succedendo, che si sviluppa.

Birillo tirava come un pazzo quel giorno, la pioggia e tutto il resto. Sotto l’acqua il pelo fulvo gli si era arricciato sulla schiena, mandava una puzza, quel cagnetto! Adesso per fortuna aveva smesso di piovere e camminavamo schivando le pozzanghere; io, perché lui le prendeva tutte. A un tratto, un grido. Mi sono voltato e…

Come abbiamo già detto il mostrato è più impattante del raccontato perché permette al lettore di vivere a pieno le emozioni del momento e di essere coinvolto nella vicenda.

L’innesco del flashback
Il flashback è un ricordo e come tutti i ricordi deve scaturire da qualcosa con cui il personaggio viene in contatto. Può essere un suono, un odore, un fatto, un colore… qualcosa di chiaro, di fortemente correlato al ricordo che sprigiona. Un ricordo saltato fuori dal niente mette in pericolo la credibilità dell’intero testo.

Rivelare antefatto
Una funzione del flashback è fornire al lettore informazioni sul passato di un personaggio, utili – quando non indispensabili – per capirlo. Il personaggio odia le crociere? Magari indagare sul suo passato aiuta a comprendere le sue motivazioni. E allora potremmo scoprire che non è vero quello che dice la moglie – cioè che piuttosto di stare una settimana con lei in nave si farebbe eremita in Outback – ma è semplicemente il mare a fargli paura da quando, quel giorno della sua infanzia, suo padre l’aveva portato in mare per insegnargli a nuotare e, con quell’onda malefica, aveva rischiato di affogare. Vedere quella scena sarebbe più coinvolgente che sentirla raccontare.

Variare il ritmo
Il flashback tende a rallentare la narrazione e ad abbassare la tensione narrativa come un colpetto di freno, e bisogna decidere attentamente dove posizionarlo. Può essere posto in prossimità di un climax, per esempio, prima della rivelazione di un segreto (per ritardarla), o prima di un colpo di scena (per renderlo ancora più inaspettato e accentuare il senso di sorpresa del lettore). Questa sua tendenza a frenare il testo è uno degli aspetti più pericolosi di questa tecnica, ma ne parleremo dopo.

Virata emozionale
Il flashback efficace cambia l’umore del personaggio che lo vive. Quindi il ritorno al presente per il personaggio dev’essere caratterizzato da un cambio di emozione. Vediamo un esempio.
Con il sorriso sulle labbra Mario sta provando le funzioni dell’iPhone appena acquistato. Il telefono si illumina, parte la suoneria e alle prime note Mario riconosce la melodia. Parte il flashback: una giornata di sole, sono in macchina lui e Marta, e manca poco per arrivare alla spiaggia. Il telefono squilla – la stessa suoneria –, Marta abbassa gli occhi per cercarlo, non vede quell’auto posteggiata in doppia fila e la centra in pieno. Quando il flashback è terminato, il viso di Mario è corrucciato e una lacrima gli scivola giù per la guancia.
Potrebbe essere triste prima e allegro poi, in base all’evento ricordato, o tutte le infinite combinazioni tra le emozioni, l’importante è che si verifichi un cambio tra prima e dopo il flashback.

C’è bisogno di flashback
Affinché il lettore non perda interesse durante il flashback è importante fare in modo che senta il bisogno di conoscere le informazioni in esso contenute. L’autore deve suscitare una domanda (o più d’una) nel lettore e poi rispondere attraverso il flashback.
Riprendiamo l’esempio della crociera. Ci sarà stato – prima del ricordo di Mario – un momento in cui ha discusso con sua moglie, la quale, sottoponendolo a un attacco verbale, faceva sorgere nel lettore la domanda: “perché se fino ad ora sono andati d’accordissimo, una coppia da invidiare, perché adesso lui non ci vuole andare, in crociera?” Oppure “Se per sua moglie è importante, perché non fa uno sforzo? In fondo è di una vacanza che si tratta”. O ancora “Che il simpatico Mario abbia un’altra donna?” Create le domande il flashback acquista senso: non verrà quindi letto come un episodio isolato, ma il lettore lo correlerà al plot e lo seguirà con attenzione, soddisfatto di avere la sua risposta.

Il flashback potrebbe fornire informazioni di cui si avrà bisogno solo più avanti nel testo, ma il lettore si annoia ad ascoltare informazioni di cui non sa ancora di aver bisogno. Se voleste utilizzare il flashback in questo modo, dovreste costruire qualcosa di estremamente vivo, intenso, fuori dagli schemi, qualcosa di forte, capace di attirare l’attenzione non solo per i contenuti ma anche per forma, potenza, innovazione. Potreste. Ma è molto, molto rischioso. Uomo avvisato…

Pericoli del flashback
Affilato come la lama di una katana, il flashback è altrettanto pericoloso da maneggiare se non si è esperti. Impone cura e attenzione. I pericoli del flashback sono i suoi stessi pregi, ma al negativo. Primo fra tutti è il calo di tensione. Se utilizzato al punto giusto aiuta a rendere il testo più arioso e a rallentarlo un po’, ma che ne sarebbe del nostro testo se ne abusassimo? Se lo usassimo troppo spesso o se il nostro flashback fosse troppo lungo? Indovinato. Farebbe perdere al romanzo la tensione narrativa e si assisterebbe a quello che in sociologia viene definito ‘sbadiglio’. Il lettore si annoierebbe, inizierebbe a pensare alle vacanze o alle spese da fare o a quel grazioso vicino di casa che… e il testo sarebbe spacciato. È un bel rischio.

Quando non inserire il flashback
Una serie di casi in cui è meglio non usarlo.

Non usare se non ha nessun impatto con il comportamento del personaggio o il suo modo di essere, né con il plot. Assicurati che la scena implichi davvero un reale cambiamento nella narrazione, sia esso riguardante il protagonista o più in generale l’intera vicenda.

Evita di inserire un flashback senza aver creato prima nel lettore il bisogno di sapere. Non dare risposte a domande che ancora non sono apparse (tantomeno se non appariranno mai), o il tuo lettore non ti seguirà nel passato: il flashback sarà per lui una storiella, una scena senza alcun interesse.

Mai all’inizio del romanzo. Il lettore in generale è poco invogliato a seguire i flashback, e all’inizio non li sopporta proprio. Non parlo del prologo, in cui un episodio scatenante del passato può essere un validissimo gancio, ma nella fase iniziale, quella dove sono presentati i personaggi: qui un flashback confonderebbe il lettore che ancora non li conosce, non sa quali sono le loro motivazioni, dinamiche, comfort zone ecc., e finirebbe per disperdere la propria attenzione.

Mai quando è iniziato il climax del romanzo perché rallenta e nel climax non vogliamo questo. Il climax è un crescendo che quando inizia non va interrotto, pena la disfatta. Il limite massimo della prossimità del flashback con il climax è poco prima del suo inizio, quando un respiro, un breve rallentamento, può fare apprezzare maggiormente la discesa conclusiva. Hai presente le montagne russe, con i carrelli che poco prima della discesa micidiale rallentano fino quasi a fermarsi, per poi lanciarsi nel vuoto? Stessa cosa.

Ricapitolando
Il flash back ha bisogno di una causa scatenante (innesco).
Deve indagare il passato del personaggio per spiegarne il modo di essere oggi, fornire informazioni utili per dare un senso alla storia odierna, avere un effetto sulla storia da lì in avanti.

Un esempio
Un brano tratto dal romanzo It, di Stephen King. Il flashback è posto in una situazione di estrema tensione, ed è una frenata in punta di pedale, un tocco lieve, rallenta un filo, dà respiro al lettore, e poi di nuovo lo getta nella tensione fino al climax della scena. Prova a individuare gli elementi di cui abbiamo parlato.

«Ti ho vista fumare!» tuonò lui.
Questa volta la colpì con il palmo della mano, forte abbastanza da mandarla a rovinare pesantemente contro il tavolo della cucina e accasciarsi a terra in una fitta lancinante al fondo della schiena. Saliera e pepiera rotolarono sul pavimento. Lo spargipepe s’infranse. Fiori neri le sbocciarono a ripetizione davanti agli occhi. Le sembrò che i rumori s’intensificassero. Poi rivide la sua faccia. Vide qualcosa nella sua faccia. Lui le fissava il petto. Si accorse allora che le si era slacciata la camicetta, sotto la quale non portava reggiseno (ne possedeva ancora uno soltanto, di quelli per svolgere attività sportive).
La sua mente volò alla casa di Neibolt Street, quando Bill le aveva prestato la sua maglietta. Si era accorta allora di come il cotone leggero le ridisegnasse la punta dei seni, ma le loro occhiate furtive non le avevano dato fastidio: le erano sembrate assolutamente naturali e lo sguardo di Bill era stato più che naturale: l’aveva sentito caldo e desiderato, sebbene molto pericoloso.
Ora il senso di colpa le si mescolò al terrore. Suo padre aveva poi tanto torto? Non aveva forse avuto pensieri? Pensieri cattivi? Pensieri a proposito di quello di cui le stava parlando adesso?
S’infilò frettolosamente i lembi della camicetta nella cintola dei calzoni.

Vediamoli insieme. Tra parentesi segnalo i punti salienti che abbiamo affrontato.

«Ti ho vista fumare!» tuonò lui.
Questa volta la colpì con il palmo della mano, forte abbastanza da mandarla a rovinare pesantemente contro il tavolo della cucina e accasciarsi a terra in una fitta lancinante al fondo della schiena. Saliera e pepiera rotolarono sul pavimento. Lo spargipepe s’infranse. Fiori neri le sbocciarono a ripetizione davanti agli occhi. Le sembrò che i rumori s’intensificassero. Poi rivide la sua faccia. Vide qualcosa nella sua faccia. Lui le fissava il petto.

 (INNESCO) Si accorse allora che le si era slacciata la camicetta, sotto la quale non portava reggiseno.

(PARTENZA FLASHBACK) La sua mente volò alla casa di Neibolt Street, quando Bill le aveva prestato la sua maglietta. Si era accorta allora di come il cotone leggero le ridisegnasse la punta dei seni, ma le loro occhiate furtive non le avevano dato fastidio: le erano sembrate assolutamente naturali e (INFORMAZIONE) lo sguardo di Bill era stato più che naturale: l’aveva sentito caldo e desiderato, sebbene molto pericoloso. (FINE FLASHBACK – RITORNO AL PRESENTE)

(VARIAZIONE EMOTIVA) Ora il senso di colpa le si mescolò al terrore.
Suo padre aveva poi tanto torto? Non aveva forse avuto pensieri? Pensieri cattivi? Pensieri a proposito di quello di cui le stava parlando adesso?

(EFFETTO) S’infilò frettolosamente i lembi della camicetta nella cintola dei calzoni.

Un ultimo consiglio: per semplificare la vita del lettore considera di aggiungere una breve didascalia cronologica. Un time marker, come dicono gli inglesi: “Avevo undici anni quando”…”, “Tre mesi fa ero…” “Due anni prima dell’incidente…”. Non sempre è il caso di usarlo, a volte la situazione è chiara e il tempo si capisce anche senza, valuta tu se è il caso ma tieni presente questa possibilità.

Ricordati: il flashback, se ben dosato, ha un grande potenziale, ma il suo abuso potrebbe ritorcersi contro e spegnere l’attenzione del lettore sul plot principale. Usalo responsabilmente.

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