08. Inizio al fulmicotone: l’incipit

  • Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.
  • Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. 

Due incipit piuttosto famosi: Anna Karenina di Lev Tolstoj e Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway. Cos’hanno in comune? Molto poco, per la verità. Argomento, periodo storico, luogo geografico; tutto diverso. Eppure una caratteristica comune ce l’hanno: fanno breccia. Li leggi, ti fermi a pensare. Ti interroghi. Sei attratto. È vero: ogni famiglia infelice è disgraziata a suo modo. Ma perché l’autore mi dice questo? Fammi vedere come va avanti. E questo vecchio? È solo, e sono ottantaquattro giorni che non prende un pesce. Di cosa campa? Avrà qualcuno che lo aiuta? Aspetta che vado avanti.

L’incipit deve essere così: intrigante, potente, coinvolgente. Capace di acchiappare il lettore dalla prima frase e portarlo con sé nella narrazione. Proviamo a vedere come si fa.

Occorre innanzitutto tenere in considerazione alcuni aspetti. Il primo è che nei tempi e nelle epoche storiche il gusto del lettore è variato (se prima si amavano romanzi sterminati, per esempio, ora si fa più fatica a leggerli). Il secondo è che la soglia di attenzione si è abbassata. Questo per dire che l’incipit dei Promessi Sposi oggigiorno faticherebbe a essere digerito.

Le tecnologie, le urgenze da social, le ristrettezze di tempo, le vite più piene di cose da fare hanno contribuito a far sì che il livello di attenzione delle persone andasse poco a poco a ridursi. La comunicazione ha dovuto adeguarsi a questi cambiamenti, e poiché scrivere è comunicazione, anche tu autore/autrice dovrai adeguarti.

Prendiamo, ad esempio, la comunicazione pubblicitaria. Hai presente quando su YouTube ti appaiono annunci che dopo cinque secondi puoi scegliere di saltare? Magari vuoi guardare un video musicale ma quei cinque secondi ti fanno cambiare idea, o almeno accettare di procrastinare la visione per vedere come va a finire l’annuncio. Il più delle volte non succede, ma quando capita, quei cinque secondi sono così intriganti che quando appare la freccetta salta questo annuncio la ignori e aspetti la fine dello spot. Se confronti il tratto comunicativo con quello del Carosello che guardavano i nostri genitori, hai subito la percezione di quanto le cose siano cambiate. Sono cambiati i gusti, è diminuita la soglia di attenzione. La comunicazione s’è fatta aggressiva, competitiva perché deve combattere contro una marea di altri stimoli. Come i copywriter si sono dovuti immaginare nuovi scenari per coinvolgere lo spettatore estraneo e disinteressato in soli cinque secondi, così devi fare tu.
È pubblicità, certo, la narrativa è un’altra cosa. Ma immagina il tuo incipit come quei cinque secondi. Ti è chiaro come Quel ramo del lago di Como ai giorni nostri sia del tutto superato?

Hai una, due righe per agganciare il lettore e presentargli la tua opera. Ti giochi tutto. Meglio non rischiare.

Del resto è la prima cosa che il lettore leggerà, ne va del successo di tutto il romanzo (e della possibilità di essere pubblicato). Se questi sono i tuoi timori nell’affrontare lo schermo bianco, ho una buona notizia per te: l’incipit lo puoi scrivere anche alla fine, terminata la prima stesura. Quando avrai bene chiaro in mente di cosa parla il tuo romanzo. Sarà molto più facile.

L’incipit è il patto che fai con il lettore. Gli mostri il tuo romanzo, le sue atmosfere, il tuo stile, e il tuo registro; lui decide se seguirti o chiudere il libro. Devi invogliarlo a stringerti la mano suggellando il patto di sospensione dell’incredulità, e poi devi rispettarlo, per l’intero romanzo, tenere con coerenza la stessa cifra dall’inizio alla fine. Immaginati, per esempio, di scrivere un incipit di scheletri parlanti e catene appese al soffitto; il lettore si aspetta un horror, si sentirebbe spiazzato se la storia virasse in un dramma sentimentale. Riparleremo in un prossimo post di coerenza e sospensione dell’incredulità, ma ora torniamo sull’incipit.

Per farci un’idea, diamo una sbirciatina nel panorama contemporaneo italiano. Ecco alcuni incipit di titoli recenti.

Alice Basso – Scrivere è un mestiere pericoloso
Ho scoperto che il peso specifico della carta è 10.000 N/m.
Un po’ più della cenere e della cera d’api. Un po’ meno del latte, nettamente meno del sale e del talco. Più o meno quanto il ghiaccio. Un po’ di più del toluolo, che non ho idea di cosa sia (un liquido volatile, dice Wikipedia, quindi tanto pesante non sembra).
Se ne evince che tecnicamente –
tecnicamente – la carta potrebbe essere piuttosto leggera.
Ora ditemi voi se non è una cazzata questa.

Sara Rattaro – La giusta distanza
Avevo conosciuto Luca il giorno in cui avevano operato mia madre per la prima volta. Era rimasta due settimane in ospedale. Io mi sedevo ogni pomeriggio nella sua stanza a studiare. Finché, un giorno, decisi di fare due passi. Entrai nella caffetteria. Afferrai uno yogurt e una mela e infilai un bicchiere sotto l’erogatore dell’acqua. Fu lì che visualizzai per la prima volta la mia vita senza di lei. Per la prima volta mi immaginai sola.

Malinverno – Domenico Dara
Quando venni al mondo avevo dodici anni, cinque mesi e centosessantaquattro ore. Perché non nasciamo il giorno in cui vediamo la luce, nell’attimo in cui braccia sconosciute ci trascinano nell’infinito e indecifrabile corso della storia, ma molto prima, quando il pensiero di noi si è insinuato nella mente ancora libera di uomini e donne, quando il nome d’un essere inesistente appare nell’orizzonte sfumato d’una vita possibile.

Sto bene è solo la fine del mondo – Ignazio Tarantino
La fine del mondo, così come la conoscevo, iniziò la sera del 23 novembre 1980. Quella domenica il Cristo del Sacro Cuore fece di tutto per avvertirmi che stava per succedere qualcosa di tremendo, ma io non gli diedi retta.

Andrea Vitali – Il metodo del dottor Fonseca
Quella mattina la radiosveglia suonò alle sette. Squillava anche il telefono, lo capii dopo aver spento la radio ma non me ne preoccupai, non avevo alcuna voglia di alzarmi e rispondere.

Gianrico Carofiglio – La regola dell’equilibrio
Era forse il dieci di aprile. L’aria era fresca, tersa. Spirava una brezza profumata molto rara in città, il sole e la sua luce si spandevano liquidi su di noi e sulla facciata grigia del tribunale. Carmelo Tancredi e io eravamo vicini all’ingresso, chiacchieravamo.

La tentazione di essere felici – Lorenzo Marone
l ticchettio della sveglia è il solo rumore a tenermi compagnia. A quest’ora la gente dorme. Si dice che le prime ore del mattino siano il momento migliore per il sonno, il cervello è in fase Rem, quella in cui si sogna, il respiro diventa irregolare e gli occhi si muovono rapidamente da una parte all’altra. Uno spettacolo tutt’altro che divertente, insomma, come trovarsi di fronte a un indemoniato.

Febbre – Jonathan Bazzi
Tre anni fa mi è venuta la febbre e non è più andata via.
11 gennaio 2016.
Trentun anni non ancora compiuti.
Torno dall’università: è ora di pranzo, ma non ho fame.
Cos’hai?
Non mi sento tanto bene, forse mi sta venendo la febbre.

Le otto montagne – Paolo Cognetti
Mio padre aveva il suo modo di andare in montagna. Poco incline alla meditazione, tutto caparbietà e spavalderia. Saliva senza dosare le forze, sempre in gara con qualcuno o qualcosa, e dove il sentiero gli pareva lungo tagliava per la linea di massima pendenza.

Hai forse visto qui sopra incipit descrittivi? No, vero? Segno che qualcosa, rispetto all’Ottocento e ai primi del Novecento, è cambiato.
Qualche incipit che iniziava con la descrizione didascalica del protagonista? Età, fisico, professione? Nemmeno. Questo perché un inizio simile fa addormentare. Un’altra cosa che non abbiamo visto qui sopra sono le anticipazioni della trama, perché farebbero perdere al lettore il gusto della scoperta e fallire il tuo incipit. Il lettore conoscerà il tuo protagonista attraverso le sue azioni, nello svolgimento del plot. Non anticipare, non sintetizzare. Magnetismo, ricordi? Tutto quello che può far perdere forza alle tue prime righe, evitalo.

Viceversa, facci caso: ti pare di avere notato qualche incipit “antipatico”? Qualche personaggio che ti indispettisse alla sua prima comparsa? Qualche pensiero posto in maniera arrogante, saccente o indisponente? No, perché sono incipit ben studiati. Mai sentito parlare di captatio benevolentiae?
In retorica, questa espressione indica l’intento dell’autore di disporre favorevolmente l’attenzione di chi legge, fin dalle prime righe del componimento. È una cosa che, oggi più che mai, pare diventata dogmatica. Non è sempre stato così, ma adesso serve. Non esistono più personaggi antipatici. Perché se sono antipatici, l’autore trova il modo per presentarli in maniera accattivante, che non urti il lettore, cosicché si affezioni e ne segua le vicende con interesse e disponibilità. Nei precedenti esempi abbiamo visto vari metodi per arrivare a questo. Raccontare con ironia, suscitare compassione per il protagonista, giocare con caratteristiche che in un modo o nell’altro suscitino simpatia come ingenuità, cocciutaggine e via dicendo. Il fine però è sempre lo stesso: fare una bella impressione sul lettore, come quando cerchiamo di far trasparire il nostro lato migliore con qualcuno che ci è appena stato presentato.

Ci sono eccezioni, certo. Guarda qui.

Bâtard era un diavolo. La cosa era risaputa in tutte le Terre del Nord. Molti lo chiamano Stirpe d’Inferno, ma Black Laclère scelse per lui l’infame nome di Bâtard. Dunque, anche Black Laclère era un diavolo e i due erano ben assortiti.
(Bâtard, J. London)

Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riescire un fior di birbone.
(Rosso Malpelo, G. Verga)

Negli incipit di queste due novelle i personaggi sono intriganti e potenti, certo non simpatici. Ci sono dunque eccezioni, vedi, ma in altre epoche. La realtà di tutti i giorni è già così piena di fatti spiacevoli, adesso il pubblico cerca leggerezza ed evasione. Guarda, per esempio, il dilagare del genere fantasy.

Un’ultimo consiglio. Non esagerare con lo stile. Iniziare al meglio, questo è chiaro. Però attenzione a non strafare. Non iniziare col botto, enfaticamente, usando a sproposito parole altisonanti che sono lì a farsi ammirare. Ricorda less is more e la parola è un mezzo, non un fine. Usa un livello che più ti appartiene e solo se sei in grado di sostenerlo per tutta la durata del tuo romanzo.

Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto.
(Neuromante, W. Gibson)                                                          

È un gran bell’inizio. Alto livello, stile convincente e forte personalità. Ma riesci poi a tenere una cifra stilistica a questo livello, questa autorevolezza per tutto il romanzo? Se ne sei capace, buon per te, hai tutta la mia ammirazione. Anche Gibson, del resto, ci è riuscito.
Il rischio però è di soffermarsi sull’incipit e renderlo sì bello, ma isolato, slegato da tutto il resto. E non è affatto funzionale. Ti è mai capitato di sentire parlare di un libro, di trovarlo in libreria, aprirlo e – illuminazione – sembra bello! Lo compri, arrivi a casa e il resto non è neanche paragonabile al primo capitolo. Fa arrabbiare, no? Quando mi succede provo un grande senso di rabbia e di frustrazione, mi sento truffato. Così facendo magari alletti l’allocco, come diceva Umberto Eco, ma sei sicuro che un esperto editoriale si farà infinocchiare? La scrittura, per come la intendiamo noi, è sacra, e deve essere onesta. Gli imbrogli non ci piacciono. Noi ci concentriamo sul migliorare.

TECNICHE DIFFUSE
Esaminiamo adesso le modalità che puoi usare.

Metodo narrativo – In medias res
È il metodo più diffuso, usato da sempre, ma ancor più adesso, in questo periodo storico di frenesia d’informazioni. Ti ricordi il film “Batman, il cavaliere oscuro”? Inizia con quell’ansiogena scena della rapina in banca, la musica incalzante e il montaggio da mal di mare. Ecco, questo è un esempio di incipit in medias res. È un film, ma il concetto è lo stesso, iniziare a narrare una scena accattivante in pieno svolgimento.

Se è un giallo magari si aprirà con il cadavere sul pavimento e il detective (o chi per lui), caffè in mano, già affaccendato sulla scena del delitto. Informazioni agite. Questo tipo di incipit è il più consigliato e il più usato, attualmente. Vedere i personaggi muoversi, fare, esistere li renderà più vivi nella mente del lettore, che anche solo inconsciamente riuscirà a figurarseli.
Della stessa famiglia è l’apertura sul racconto del momento successivo a una scena che possiamo soltanto intuire. Ad esempio:

L’uomo correva dinoccolato gettandosi occhiate alle spalle, una mano premuta sulla spalla per cercare di fermare l’emorragia.

Potrebbe essere inseguito da qualcuno o qualcosa, che gli ha provocato la ferita alla spalla. Cosa sarà? Come gli avrà provocato quella ferita? Cosa sarà successo? È un metodo interessante per iniziare, coinvolgente e stimolante.

DESCRITTIVO
Si tratta di iniziare con una descrizione e, se era apprezzato in passato, adesso mi sento di sconsigliartelo.

Cupe foreste di abeti rossi s’affacciavano arcigne sulle due rive del fiume gelato. Un vento recente aveva strappato dai rami il bianco mantello di ghiaccio e nella luce dell’imbrunire gli alberi parevano appoggiarsi l’uno all’altro, neri e minacciosi.
(Zanna Bianca, J. London)

È una bellissima descrizione. Ci immerge subito nel paesaggio che ci accompagnerà per il resto del romanzo, e questo va più che bene. Ma è un libro del 1906. I gusti dei lettori, abbiamo detto, sono cambiati. Usalo con parsimonia e attento a non dilungarti.

INFORMATIVO
Anche questo sarebbe meglio non usarlo. Le informazioni vanno distribuite durante il romanzo, magari agite, non buttate lì all’inizio, tutte di seguito, con immotivata urgenza. È come iniziare con un sommario; se in un saggio o in un articolo di giornale può andare bene, nella narrativa, in cui cerchiamo di restituire una realtà alternativa, non è quasi mai efficace. Attenzione, perché questa tendenza a raccontare ed elencare tutto è molto comune fra gli scrittori all’inizio della loro carriera; non sottovalutare questo punto.

Il vecchio Henry lo diceva sempre. Il problema è che il vecchio Henry diceva davvero tante – troppe – cose. Era difficile seguirlo. Spesso saltava da un discorso all’altro. O partiva per una tangente: rimbalzava tra le sue ramificazioni e ripiombava, in picchiata, sull’argomento da cui era partito. A volte seguiva una logica incalzante lucida, stringente; altre volte i suoi collegamenti passavano per strade alternative: un colore, una sensazione una fantasia. Spesso i suoi monologhi erano pura recitazione, improvvisati sofismi privi di fondamento.
(Io e Henry, G. Pesce)

DIALOGICO
Abbiamo visto che qualcuno inizia con un dialogo. Se vuoi iniziare così il mio consiglio è di non scriverlo troppo lungo. È vero che il lettore vede da subito i personaggi e li sente parlare, però in fondo non li conosce ancora. Non sa niente di loro. Dopo un po’, non gli interessa più quello che si dicono.
Inoltre, considerata la difficoltà di rendere un dialogo realistico e credibile, il rischio di deragliare in partenza è alto. Usa questo metodo solo se sei davvero sicuro dei tuoi dialoghi.

METANARRATIVO
L’autore si rivolge direttamente al lettore. Espedienti come “Il lettore converrà che…” erano usati tempo fa, con il narratore onnisciente. Si rinunciava da subito al patto con il lettore, o se ne faceva uno diverso. Il narratore raccontava una storia, il lettore la seguiva. I ruoli erano definiti. L’immersività era contenuta, limitata. Nei romanzi contemporanei, nei quali si favorisce il coinvolgimento del lettore al massimo grado di immersività e d’immedesimazione possibile, non è il narratore a rivolgersi al lettore ma il personaggio, con una narrazione in prima persona. Allora largo ai vari “non ci crederete mai, ma”, “capirete come io mi possa essere sentito” o “non trovate?”

Consigliato o no? Io lo sconsiglio. A me non piace. È un espediente ruffiano che tenta di ingraziarsi il lettore da subito con stratagemmi facili facili. Non ci crederete mai! Ha molto a che fare con la captatio benevolentiae di cui sopra, perché mira a instaurare con il lettore una sorta di complicità amicale, che difficilmente può fare cilecca. È cercare la strada più facile.

Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere la televisione!»
(Se una notte d’inverno un viaggiatore, I. Calvino).

AFORISMI
Iniziare con un aforisma, con un precetto o una regola assoluta, non è quasi mai una buona idea. Per essere creduta, la tua voce, narrativamente parlando, deve essere autorevole, personale. Deve sembrare di avere addosso anni di esperienza, anche se poi non li ha. Il consiglio è di evitarli, almeno all’inizio. Se hai già letto il capitolo voce narrante, capirai meglio cosa intendo.

È una verità universalmente riconosciuta che uno scapolo provvisto di un ingente patrimonio debba essere in cerca di moglie.
(Orgoglio e pregiudizio, J. Austen)

Ti viene in mente qualche altro tipo di incipit? Scrivilo nei commenti, ne parleremo insieme.

Insomma, abbiamo messo un bel po’ di carne al fuoco. Ora non ti resta che esercitarti e leggere tanto. Studia come iniziano i classici, confrontali con i titoli attuali, falli tuoi e prova a scrivere i tuoi incipit. Ricorda questi consigli ma tieni sempre a mente che non esistono regole. Ogni volta che ti sconsigliavo una modalità, infatti, ti proponevo appena sotto l’esempio di un romanzo che iniziava proprio in quella modalità. Ogni regola può essere infranta. Prova a infrangerle. Prova a iniziare in un’altra maniera. Da lontano, sul paesaggio. Oppure su un personaggio. È sempre sconsigliabile iniziare con una descrizione? Tu prova a stregare il lettore con una descrizione, prova a intrigarlo, prova a descrivere cose che nessuno vede. Prova a coglierlo impreparato, a stupirlo, ma senza premeditazione, così, con un guizzo, un lampo, con la materia grigia che quasi non riesci a controllare. Un inserto poetico, una soglia segreta, un’ombra che non c’era, un salto nel buio.

Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so.
(Lo straniero, A. Camus)

Ha una forza strepitosa, così come:

Chiamatemi Ismaele.
(Moby Dick, H. Melville)

Nessuna regola, nessun canone. Sono guizzi. Schiaffi che tirano giù montagne.
Di seguito riporto anche qualche incipit di romanzi classici. Spero ti siano d’aiuto. Un’ultima cosa, per i tuoi studi. C’è un sito che dal 2003 raccoglie incipit e che si chiama incipitario. Dagli un’occhiata, potresti trovarlo stimolante.

Be’, abbiamo parlato tanto, questa volta. Non mi resta che salutarti e darti appuntamento alla prossima settimana. Buona scrittura!

Sono un uomo malato… Sono un uomo cattivo. Un uomo sgradevole. Credo di avere mal di fegato. Del resto, non capisco un accidente del mio male e probabilmente non so di cosa soffro. Non mi curo e non mi sono mai curato, anche se rispetto la medicina e i dottori.
(Memorie dal sottosuolo, F. Dostoevskij)

1801Sono appena tornato da una visita al mio padrone di casa: l’unico vicino con il quale avrò a che fare. Magnifico paese, questo. Credo che in tutta l’Inghilterra non avrei potuto trovare un luogo così discosto da ogni rumore mondano. Un vero paradiso del perfetto misantropo: e il signor Heathcliff ed io siamo fatti apposta per dividerci tanta solitudine.
(Cime tempestose, E. Bronte)

Il primo lunedì di aprile dell’anno 1625, il borgo di Meung sembrava in preda a una rivoluzione. Le donne scappavano verso la Grande-Rue, i bambini strillavano sulla soglia delle porte, gli uomini si affrettavano a indossare la corazza e, facendosi coraggio con un moschetto, si avviavano verso la locanda del Franc Meuneir, davanti alla quale una folla chiassosa e incuriosita s’ingrossava di minuto in minuto.
(I tre moschettieri, A. Dumas)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: