Il Conte di Montecristo – Alexandre Dumas

Ne ho sentito parlare come un libro di avventura, e l’avventura c’è. Ne ho sentito parlare come di un libro di vendetta, e certamente c’è. Ma ci sono piani profondi, molto più profondi di questa superficie. Un piano di indagine sul senso della vita, della fede, della vendetta, della punizione, dell’amore, dell’affetto, del possesso, del giusto e dello sbagliato, del bene e del male, di forma e contenuto, di cielo e di terra, di Dio e del diavolo.

Uno dei pochi romanzi di cui ho memoria che riesca a conciliare il numero di sottotrame, svolte, capovolgimenti, colpi di scena – macchinosi all’inverosimile – con la verosimiglianza degli eventi stessi. Una credibilità di fondo data dalla perfetta coerenza tra la psicologia dei personaggi e le azioni degli stessi, e l’interazione di tutti i personaggi.

Scorrevole e appassionante, capace di risvegliare emozioni in modo inaspettato. La tensione, la gioia, la rabbia. Sembra di viverle sulla nostra pelle. Esistono libri che, letta l’ultima riga, ti dispiace perché non potrai avere più quegli amici che ti hanno accompagnato per il tempo della lettura. Poche sono le volte che capita di incappare in libri simili, per lo meno a me, ma questa è sicuramente una di quelle.

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