16 bis. Come scrivere una sinossi efficace

Cos’è, a cosa serve? Cosa scrivere e quanto? Sei nel posto giusto per scoprirlo.

Eccoti. Anche tu sei incappato nella famosa richiesta: la sinossi.
E se sei qui, è perché vuoi capire come scriverne una efficace. Dico bene?
Innanzitutto: 

Cos’è la sinossi?
Un riassunto? Una sintesi? 
Non proprio.

Chiariamo prima a cosa serve. 
L’editor, il lettore tecnico, riceverà il tuo malloppo integrale (in arte “manoscritto”) oppure solo le prime pagine, ma in tutti i casi, se chiede la sinossi, non ha intenzione di sprecare il suo tempo.
È chiaro che la sinossi è molto più che un semplice riassuntino della trama. 

Molti scrittori emergenti danno poca importanza alla sinossi. La scrivo un po’ così, tanto poi avranno il manoscritto, leggeranno quello. 
Sì. Lo leggeranno. Ma solo se la sinossi li ha interessati. 
Perciò, tornando alla domanda a cosa serve una sinossi, la risposta potrebbe essere: a interessare la persona incaricata di decidere se il tuo manoscritto è pubblicabile o meno. 

Come interessare il lettore editoriale?
Del tuo libro gli interessa solo una cosa: la pubblicabilità.
Il libro su cui hai sudato per mesi, anni, frutto del tuo genio artistico, si trasforma, nelle mani di un editore, in un prodotto. Quello fa un editore. Produce libri e li vende. Se li vende campa, se non li vende chiude. Alla luce di questa considerazione (cinica, ma piuittosto veritiera), la sinossi serve al lettore per capire se investire il suo tempo (prezioso) nella lettura del tuo libro o condannarlo all’oblio. 

Sono centinaia i manoscritti ricevuti ogni giorno dalle grandi case editrici, e non possono leggerli tutti. Nessuno lo fa. Alcune case editrici vogliono solo le prime 2000 battute, una cartella, e la sinossi. Se interessate, chiedono il resto.

Capisci come la sinossi debba tassativamente essere dirompente? 

Che cosa cerca un lettore editoriale nel tuo romanzo (e quindi cosa fare emergere nella tua sinossi)?
Molte sono le variabili, ma di norma gli elementi che uno scout non può non gradire sono: 

Personaggi forti, interessanti. 
Uno o più conflitti stimolanti. 
Ambientazioni piene di fascino.
Trama ricca.
Un’idea forte.
Stile unico.
E che il genere rientri nei parametri della casa editrice di riferimento (o ancora meglio, della collana). 

Il tuo romanzo ha qualcuna di questi caratteristiche? 
Come dici? Tutto? Be’, perché Mondadori non ti ha ancora scovato?
Studia bene il tuo romanzo e individua i suoi punti di forza. È ora di evidenziarli nella tua sinossi!

Momento. Non devi farti i complimenti da solo, lodare il tuo scritto o simili. No, nel modo più assoluto. Pena la squalifica. 
Se la trama è forte lo stabilirà chi legge. Tu limitati a raccontargliela. Stessa cosa se hai un personaggio forte. Dovrai elencare le caratteristiche che lo rendono unico, e dovrai essere il più obiettivo possibile. Pena, come detto, la squalifica. 
Cosa intendo per squalifica? Il cestino.

La sinossi non è solo un riassuntino del tuo libro, è un biglietto da visita, è un’entità di passaggio tra te e l’editor, una navicella spaziale per la Morte Nera di Guerre Stellari, un pass par tout per la camera 237. Insomma, ci siamo capiti.
È di fatto un’opera narrativa. Un’opera in cui mostrerai la tua capacità di sintesi e di analisi, il tuo stile e le potenzialità della tua storia. Qualità che tendono ad avere un certo impatto su un valutatore. 

Considera che nessuna sinossi può salvare un brutto manoscritto, ma una sinossi scritta male può affossare un romanzo di valore. C’è molto più da perdere che da guadagnare in questa faccenda, si danza sul filo dell’abisso. Ma tu sei in gamba, e questa sinossi la scriverai al meglio delle tue possibilità. Vero?

Come rendere la tua sinossi accattivante?
Abbiamo detto che la trama serve, ma non è tutto. 
Devi far capire cosa succede a grandi linee. Non serve essere specifici, basta comunicare in maniera esaustiva cosa proponi, cosa succede nel libro, qual è l’idea forte, con una particolare attenzione al rispetto delle regole del genere letterario che proponi. 

Un altro aspetto da sottolineare è il modo in cui hai deciso di raccontare la tua storia, la tua fabula. Come hai costruito il tuo intreccio, il punto di vista che adotti e, se ritieni, anche il tipo di narratore che hai scelto.
Se te la senti puoi anche indicare anche a chi ti rivolgi, il tuo target. Età, genere, interessi…
Sollecitata l’attenzione dell’editor, il più è fatto. 

Spoiler. Sì o no?
Certo che sì. L’editor che ti valuta vuole sapere come va a finire la tua storia. Non vuole dover leggere quattrocento pagine prima di capire che il finale non funziona. 
Non bisogna confondere la quarta di copertina con la sinossi. La quarta è, sì, una breve sintesi del libro ma non è indirizzata a un editor, si rivolge al potenziale lettore che, in libreria, sfogliando il tuo libro, deve essere invogliato a comprarlo. Questo è il solo caso in cui non devi raccontare la fine. Ma ormai, se hai letto fin qui, lo sai da te. 

Quanto dev’essere lunga la sinossi?
Per una sinossi media (un romanzo di due-trecento pagine) non andrei oltre alla cartella editoriale di 1.800 caratteri. Molte case editrici o agenzie letterarie segnalano sul proprio sito le loro regole. Spesso è specificato anche il numero di battute richieste e altre norme interessanti che è essenziale rispettare.

La sinossi è il tuo biglietto da visita. Deve splendere senza abbagliare, interessare senza essere invadente. 
Come dicevo, alcune case editrici chiedono solo la prima pagina del manoscritto e la sinossi. Aporema Edizioni ha fatto così con me. Avevo mandato l’incipit corredato da una breve nota biografica e la famosa sinossi, l’editor ha letto il materiale e mi ha chiamato chiedendomi il resto. 
È andata bene e tra pochi giorni uscirà il mio romanzo “La viola di Sara“.
Ecco perché è importante scrivere una sinossi con la stessa attenzione e lo stesso impegno con cui hai scritto il tuo sudato romanzo. Ne va della pubblicazione.

Bene, eccoci alla fine. Spero di essere stato esaustivo, ma se hai domande o vuoi raccontare la tua esperienza, scrivilo nei commenti: la condivisione è sempre un arricchimento.
Alla prossima, e buona scrittura! 

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