Distribuzione e sopravvivenza: le sfide della piccola e media editoria

L’editoria italiana è un ecosistema complesso e intessuto di meccanismi nascosti, molti dei quali sconosciuti alla stragrande maggioranza dei suoi fruitori. Le librerie sono affollate di lettori che passeggiano fra gli scaffali in cerca della loro prossima lettura, eppure non sono molti, fra loro, ad avere una reale conoscenza della filiera editoriale, del lungo percorso cioè che il libro adocchiato sullo scaffale ha compiuto prima di arrivare lì. Così come molto poco conosciuto è anche uno dei nodi più grandi del mercato editoriale attuale, un problema che, se non affrontato al più presto e in maniera adeguata, rischia di compromettere il futuro e l’esistenza stessa della piccola e media editoria: il monopolio della distribuzione. Attualmente, in Italia, pochi gruppi di dimensioni considerevoli controllano infatti l’intero comparto distributivo, avendo così la facoltà di stabilire, oltre a costi e modalità, quali libri possono raggiungere le librerie e, di conseguenza, quali autori (e soprattutto quali case editrici) possono arrivare al pubblico. Si pensi, ad esempio, che già nel 2020, da sola, la principale azienda di distribuzione Messaggerie Libri copriva circa il 40% del mercato distribuendo oltre 600 marchi editoriali in circa 4.000 punti vendita (Ranfa 2020; p.135). Va da sé che un sistema monopolistico di questo tipo comporta gravi rischi per la diversità culturale e intellettuale, con la potenziale marginalizzazione di opere innovative o le cui linee non rispettano il modello imposto. Di fronte a questi rischi sistemici, l’editoria indipendente osserva con timore il dipanarsi degli eventi, cercando strategie per contrastare la tendenza e trovare soluzioni. Al fine di facilitare la comprensione del lettore circa la portata di tali criticità, appare opportuno delineare la struttura della filiera, il funzionamento della distribuzione e il suo modello attuale, per favorire una valutazione più organica dei rischi associati. Innanzitutto, definiamo le tappe che compie il libro prima di arrivare in libreria.

Tre sono le attività svolte in questo percorso: promozione, logistica e distribuzione. La promozione assolve a funzioni strategiche decisive per il successo di un libro, in questa fase infatti gli agenti/commerciali promuovono presso librai e rivenditori i libri in uscita; il più delle volte, in questa fase il libro non è ancora stato stampato. La logistica si occupa della movimentazione fisica del prodotto, ossia del trasferimento dal magazzino al punto vendita, mentre la distribuzione si concentra sulla parte amministrativa nei suoi vari aspetti: organizzazione delle spedizioni di novità e ristampe, elaborazione ed evasione delle richieste di rifornimento, gestione dei flussi di resi, fornitura all’editore dei dati relativi a giacenze e vendite, contabilità di magazzino e gestione della fatturazione e dell’incasso. Negli ultimi anni, dopo una serie di acquisizioni societarie, il panorama della distribuzione nel mercato librario italiano ha subito una drastica contrazione portando allo stato attuale in cui due grandi gruppi si spartiscono il mercato. Questi sono Emme libri (nata nel 2015 dall’unione di Messaggerie con il gruppo Feltrinelli) e Mondadori (che nel 2016 ha acquisito Rcs Libri), che controllano rispettivamente il 58 e il 38% del mercato (Barbera, 2015). Appare perciò evidente come l’attuale sistema non possa che favorire i marchi editoriali legati a questi grandi gruppi penalizzando i piccoli editori indipendenti, che non appartengono né a catene né a marchi.

Il festival Sherbook 2024, che ha riunito a Padova diversi rappresentanti dell’editoria indipendente, ha evidenziato come molte realtà editoriali non godano di una vera indipendenza, proprio a causa del sistema oligopolico della distribuzione. Sono state ricordate le diverse criticità strutturali del sistema, come la sovrapproduzione non giustificata, a fronte peraltro di una costante diminuzione di lettori, i costi insostenibili per promozione e distribuzione – la distribuzione rappresenta la spesa maggiore per un editore in termini di percentuale sul prezzo del libro, arrivando a costare fino al 50-60% del prezzo di copertina (Rega, 2020) – e il controllo centralizzato che favorisce le case editrici appartenenti ai grandi gruppi. È importante per la comprensione del problema considerare che, per un editore, la distribuzione non è solo un servizio ma una condizione vitale di esistenza sul mercato. È il sistema distributivo a stabilire infatti se un libro possa o meno arrivare alle librerie, e può passare attraverso le sue dinamiche il successo o il fallimento di un libro, di un progetto, di un marchio.

Di fronte a queste premesse appare evidente come l’impianto attuale rischi di annientare l’editoria indipendente, la cui scomparsa avrebbe pesanti ripercussioni sulla realtà sociale del nostro Paese. Minacce non solo per gli editori, ma anche per librerie e lettori e, più in generale, per l’intero panorama culturale. Le case editrici indipendenti, per sopravvivere in un mercato così saturo (con oltre 80mila pubblicazioni l’anno), tendono a puntare sulla qualità, ritagliandosi una nicchia e un’identità ben definita. La loro scomparsa appiattirebbe la proposta limitandola ai best-seller imposti dai gruppi editoriali (gli stessi gruppi che controllano anche la distribuzione) e tale processo potrebbe portare anche alla graduale scomparsa delle librerie indipendenti, destinate a essere inglobate dalle catene di proprietà degli stessi gruppi. Uno scenario certamente poco auspicabile, ma davvero senza via d’uscita?

Negli ultimi anni sono state avanzate proposte e si è discusso circa l’avvio di progetti cooperativi volti ad affrontare queste criticità. Alcuni editori, ad esempio, scelgono di affidare la distribuzione a piccoli distributori indipendenti che, pur non garantendo la presenza dei libri sugli scaffali delle librerie di catena, riforniscono i principali grossisti e assicurano la spedizione, su richiesta, dei volumi in tutta Italia, contenendo il fenomeno dei resi e il pericolo di mandare al macero copie invendute. Le fiere di settore rappresentano un ulteriore strumento a disposizione delle piccole case editrici per entrare in contatto diretto con i lettori, eliminando qualsiasi intermediazione. Parallelamente alcune realtà hanno adottato il modello del print on demand, che consiste nella stampa digitale del solo numero di copie effettivamente ordinato dal cliente finale, con successiva distribuzione diretta. Questo sistema, pur eliminando gli intermediari, sacrifica la presenza del libro sugli scaffali delle librerie e quindi l’elemento tipico di serendipità offerto dal passeggiare tra i volumi. Se è vero, quindi, che il panorama attuale presenta criticità e rischi concreti, è anche vero che iniziative già in essere dimostrano un impegno proattivo nel ricercare vie alternative, sperimentando modelli distributivi innovativi e più sostenibili. Preservare lo spazio di diversità culturale e la bibliodiversità – patrimonio che l’editoria indipendente ha saputo costruire e ha garantito nel tempo – dovrebbe costituire una priorità, non solo per il settore editoriale ma per l’intero sistema culturale. Le attuali instabili condizioni del mercato non consentono previsioni certe, ma sembra chiaro che il futuro dell’editoria italiana dipenderà dalla capacità degli attori coinvolti di collaborare in modo innovativo e sostenibile. Un dialogo aperto tra editori, distributori e librerie potrebbe essere la base per costruire un nuovo modello di distribuzione, più democratico e inclusivo, capace di garantire a ogni voce il proprio spazio nel panorama culturale del Paese.

Francesco Montonati


Elena, Ranfa
2020    Il ruolo della promozione e della distribuzione nella filiera del libro: orientarsi nel dedalo dell’editoria italiana, in «AIB Studi», vol. 60: 131-142.

Barbera,  Gianluca 
2015    Il vero incubo per i “piccoli” è la distribuzione in libreria, «Il Giornale», 7 ottobre 2015, consultato il 27 novembre 2024, on line all’indirizzo https://www.ilgiornale.it/news/cultura/vero-incubo-i-piccoli-distribuzione-libreria-1179790.html

Rega, Roberta
2020    Piccoli editori: il grande problema della distribuzione, «L’Eurispes.it»,20 settembre 2020,consultato online il 4 dicembre 2024 all’indirizzo https://www.leurispes.it/piccoli-editori-il-grande-problema-della-distribuzione/

Redazione «Sherbook.it» 
2024    Monopolio e finanziarizzazione: cosa si nasconde nella distribuzione editoriale, «Sherbook.it», 13 febbraio 2024, articolo consultato il 22 dicembre 2024, on line all’indirizzo https://www.sherwood.it/articolo/9751/monopolio-e-finanziarizzazione-cosa-si-nasconde-nella-distribuzione-editoriale

“Gli interrotti” di Veronica Vantini: la poesia del quotidiano

Gli interrotti di Veronica Vantini (2024, BookTribu) è una silloge che esplora, attraverso uno stile evocativo fatto di immagini dense e precise, le tre età dell’uomo: infanzia, età adulta, vecchiaia. Al centro, la fragilità umana, declinata nelle sue infinite sfumature, osservata nei piccoli e grandi tormenti che attraversano l’esistenza.

La prima sezione, dedicata all’infanzia, è forse quella che raggiunge la massima potenza espressiva, dove l’autrice riesce con una scrittura sincera a catturare con rara sensibilità quel territorio inesplorato fatto di emozioni ancora sconosciute e incomprensibili. Come nel racconto “Non si fa”, in cui un bambino scopre sensazioni nuove spiando la zia mentre si strucca:

Mi avvicino e metto l’occhio nel buco della serratura. C’è un mondo che mi cattura. Zia si sta struccando. Mette del liquido sul cotone, lo passa nell’occhio con cura, poi nell’altro. Ora il suo viso è più bianco ma anche più giovane. Poi si toglie la gonna e rimane con quelle calze strane. Non le ho mai viste a mamma. Sento di nuovo il sangue alla testa che corre veloce e per un attimo ho paura.

Veronica Vantini
L’autrice del libro Gli interrotti, Veronica Vantini

In poche righe, Vantini riesce a restituire quel momento preciso di transizione, quando l’innocenza dell’infanzia inizia a incrinarsi di fronte alle prime pulsioni incomprese.
La scrittura si fa particolarmente incisiva quando l’autrice affronta le realtà più difficili, quelle al margine, dove si muovono personaggi segnati da genitori violenti, da assenze e solitudini. “Vi spiavo e disegnavo le sue urla con pastelli di scuola. Il suo sorriso quando usciva da quella stanza era immenso, e come una gonna ad ampie falde ci nascondeva sotto le tue botte”. Il racconto della violenza domestica attraverso lo sguardo straniato dell’infanzia, che trasforma il trauma in poesia. La bambina sublima il dolore attraverso l’arte, usando semplici pastelli da scuola – strumenti umili, che ricordano la sfida di cui parlava Hemingway: scrivere pagine immortali usando parole da venti centesimi. Allo stesso modo, l’autrice trasforma l’ordinario in straordinario, il dolore in gesto artistico.

I racconti, pur nella loro brevità – quasi aforistica, a volte – creano una galleria di istantanee di umanità che rimangono impresse. Come lampi che illuminano vite ai margini, questi frammenti narrativi riescono a far affezionare il lettore ai personaggi, lasciando spesso il desiderio di saperne di più, di vedere quelle esistenze svilupparsi in narrazioni più ampie. “

Il vento è impazzito e si sta mangiando a pezzi la città.

Con frasi evocative l’autrice allarga il suo sguardo poetico sulla realtà. Canta con l’anima, quando cavalca sul dorso dell’emozione istintuale, quando si specchia senza paura nelle vite che racconta. Ed è in questi momenti che la sua scrittura raggiunge vette di sincerità espressiva che colpiscono il lettore, lasciandolo con la sensazione di aver spiato, attraverso il buco della serratura, frammenti di vite autentiche. Interrotte, ma non per questo meno significative.

Un viaggio nella complessità: il nuovo numero della rivista letteraria ‘ProelioLab’

C’è un luogo che ci chiama, da sempre. È quello spazio indefinito in cui convivono luce e ombra, ordine e caos. Le ombre, l’incontrollabile emotivo. È qui che torniamo, ancora una volta, per esplorare ciò che ci rende umani: il disordine che ci abita, le nostre contraddizioni più intime, le sfumature che ci definiscono.

Nel nuovo numero della rivista ProelioLab, ci spingiamo ai margini, dove i confini tra bene e male si dissolvono, lasciando spazio a domande, tensioni e possibilità.
Che forma ha il male? È un urlo o un sussurro? Qualcosa di grandioso o di impercettibile? Qualcosa che scegliamo o che ci sceglie?
Le storie e le immagini di questo numero ci portano proprio qui.

Una tempesta di giovinezza, quando il mondo sembra franare e alla luce di nuove prospettive rimaniamo impacciati e intimoriti, ma attratti senza via di scampo.
Una quotidiana anatomia del male, nascosta nei gesti della vita di tutti i giorni.
Un incontro sulla riva del mare, dove la realtà si scompone e ricompone in un assetto incontrollato.
Perdersi e ritrovarsi in zone sconosciute e solenni, gravide di possibilità.
Mentre fuori si accendono le luci delle feste, noi scegliamo di restare nell’ombra, di scrutare ciò che è nascosto. È lì che, a volte, si trova la parte più vera dell’essere umano.

E infine l’intervista a Giovanni Turi, fondatore di TerraRossa Edizioni, che ci introduce nel mondo di una letteratura che ha molto a che fare con la complessità e l’eccentricità.

Siete pronti per un nuovo viaggio?
Il numero 4 vi aspetta.

Vermiglio, un’alternativa d’autore al mainstream di cassetta

Sembra che l’impegno attuale di critici cinematografici, appassionati e “semplici” spettatori si concentri su una campagna denigratoria contro il sequel del film Joker diretto da Todd Phillips, Joker folie à deux. Un clamore che, dal mio punto di vista, appare piuttosto immotivato. Una vera e propria crociata si è scatenata infatti contro questo film, reo di aver provato a calcare la scia del successo del primo capitolo senza possederne più freschezza e genialità. Del resto, si tratta di business. Non vi è piaciuto? Va bene, i gusti sono gusti. Ma perché questo accanimento? Nessuno vi ha costretto a spendere i vostri soldi per andare a vedere questo film invece che un altro.

E arriviamo al punto.
Tanto è accecante il polverone sollevato contro il film con Joaquin Phoenix e Lady Gaga, che altre pellicole, pur di grande valore, stanno passando inosservate. Una, in particolare che, permettetemi di sottolinearlo, è peraltro una produzione italiana. Sto parlando del delicato Vermiglio, il nuovo film della regista Maura Delpero. È ambientato alla fine della Seconda guerra mondiale in un paese del Trentino-Alto Adige, Vermiglio appunto, dove l’arrivo di un soldato siciliano in fuga dalla guerra rompe gli equilibri della comunità arroccata nella propria quiete.
Vincitore del Leone d’Argento all’81esima Mostra del Cinema di Venezia, Vermiglio esalta il meglio del cinema italiano. Vi spiego perché.

Il film si dipana con un ritmo lento e sereno, in sintonia con la quiete che permea il piccolo villaggio ritratto. La fotografia, già di per sé affascinante, risalta ancora di più grazie agli scenari alpini incantati, tra neve e legno. La regia, sicura e priva di compiacimenti estetici, si mantiene sobria, concentrandosi sull’essenza della narrazione e mantenendo uno sguardo realistico e vivido, che ricorda tanto l’Ermanno Olmi dellAlbero degli zoccoli, con l’uso del dialetto e il ritratto di un’umanità lontana dalle grandi città, popolazione che cerca, pur con le scarse risorse disponibili, di elevarsi attraverso la cultura e valori profondamente radicati. Gli attori, lontani dal circuito mainstream e dai soliti “grandi” nomi del momento, conferiscono autenticità al racconto, evitando ruffianerie in cerca di facile consenso. Il film è interamente in dialetto trentino sottotitolato e le inquadrature sono lunghe, misurate, definiscono il ritmo morbido della narrazione e si prendono tutto il tempo di cui necessitano per sviluppare ogni scena, immergendo lo spettatore nella quiete del paesaggio e nelle dinamiche sottili del villaggio. Profondamente, senza fretta, rispettando la naturalezza del racconto e il respiro autentico e intimo della storia e dei personaggi. L’intento di Maura Delpero non sono i grandi numeri al botteghino, la regista si concentra sul racconto della sua storia attraverso la chiave della semplice sincerità, senza effetti speciali o trovate pirotecniche che colpiscano lo spettatore tanto da riportarle ai colleghi durante la pausa caffè. E anche quando sfiora le corde emozionali dello spettatore, lo fa con lealtà. Senza trucchi.
Forse anche per questa sua genuinità Vermiglio è stato scelto dall’ANICA (Associazione Nazionale Italiana Industrie Cinematografiche Audiovisive e Digitali) per rappresentare l’Italia alla 97esima edizione degli Academy Awards 2025. Un film che sento di sostenere e che vi consiglio vivamente. Al cinema. Non aspettate che qualche piattaforma lo trasmetta in streaming, andate al cinema, lasciatevi avvolgere dalla neve e dalle montagne del trentino, tornate indietro nel tempo.
Ne vale la pena.

I migliori concorsi letterari italiani per scrittori emergenti, la lista

I concorsi letterari sono competizioni in cui scrittori, emergenti o affermati, presentano le loro opere perché siano valutate da una giuria, con l’obiettivo di ottenere riconoscimenti, visibilità e opportunità di pubblicazione. E l’Italia è un profluvio di concorsi letterari. Seri e meno seri. Vediamo quali sono i più validi.

Solo concorsi validi

Per “seri” o “validi”, mi riferisco a quei concorsi che offrono reali opportunità di crescita e visibilità per gli scrittori. I concorsi validi, innanzitutto, sono organizzati da enti, associazioni o case editrici di grande reputazione nel mondo letterario, e le opere sono valutate da giurie composte da professionisti del settore, come editor, scrittori affermati e critici letterari. I premi letterari seri, per come li intendo io, hanno regolamenti chiari e trasparenti, con criteri di valutazione ben definiti e comunicati ai partecipanti, e offrono ai vincitori la possibilità concreta di pubblicare le proprie opere con case editrici di rilievo e senza costi per l’autore. I vincitori di questi premi ricevono una buona copertura mediatica e promozionale, aumentando le loro possibilità di farsi conoscere. Alcuni concorsi letterari offrono anche supporto post-vittoria, come editing professionale, consulenze e opportunità di networking. Se il concorso è così interpretato dall’ente organizzatore, allora rappresenta una vera e propria vetrina per gli scrittori, soprattutto per coloro che non hanno un agente letterario e cercano di farsi notare dalle grandi case editrici.

Se hai un manoscritto pronto, oltre a inviarlo alle case editrici, valuta anche questa opzione; sono molti gli autori adesso affermati per cui un concorso ha fatto la differenza.

Ovviamente, nella loro vivace moltitudine, non sono molti quelli in grado di offrire queste opportunità. Ecco una lista di alcuni concorsi letterari riservati ai romanzi inediti.

Una precisazione.
Non è detto che premi non presenti nella lista non siano validi, magari non li conosco io o semplicemente li ho dimenticati. Aggiornerò la lista di tanto in tanto, con l’inserimento di nuovi concorsi validi o l’eliminazione di altri che hanno disatteso le aspettative: chi c’è oggi potrebbe non esserci domani e viceversa. Perciò è meglio tornare ogni tanto a controllare se ci sono cambiamenti.

La lista

  • IoScrittore. Uno dei premi letterari più conosciuti tra gli autori esordienti. Indetto da Gems, si distingue per il suo sistema di valutazione. Sono infatti gli stessi concorrenti a valutare in modo anonimo le opere degli avversari. Abbiamo parlato ampiamente di questo concorso. In palio la pubblicazione in formato e-book delle prime dieci opere classificate e per il primo l’edizione cartacea sotto un marchio editoriale del gruppo. La partecipazione è gratuita.
  • LetteraFutura. Premio letterario rivolto alle scrittrici esordienti, nato dal partenariato tra l’Associazione MIA e la casa editrice Solferino. Si tratta di una fellowship, ossia un programma di accompagnamento alla pubblicazione e promozione. Prevede per la vincitrice la pubblicazione del romanzo con la casa editrice Solferino e un percorso di promozione, con un tour spesato di presentazioni in otto località italiane. Solferino segue inoltre l’autrice nella fase di editing fornendole poi il supporto di un ottimo ufficio stampa. La partecipazione è gratuita.

Leggi anche: Libri che non vincono premi: cosa possiamo imparare da loro

  • Neri Pozza. Il Premio nazionale di letteratura Neri Pozza, dal 2013 rappresenta un appuntamento divenuto ormai quasi un’istituzione della nuova narrativa italiana. È riservato agli autori che presentino un’opera inedita, scritta in lingua italiana. Al vincitore, il contratto di pubblicazione con Neri Pozza. La partecipazione è gratuita.
  • Italo Calvino forse il primo concorso, in ordine di importanza e prestigio per romanzi inediti, rivolto agli autori esordienti. La giuria decreta una rosa di dieci finalisti tra cui seleziona un’opera vincitrice. Agenti letterari e scout delle case editrici seguono con molta attenzione questo concorso, anche la sezione menzione speciale, nella quale vengono enumerate le opere che pur non arrivando nella decina finalista, sono ritenute degne di merito; e per chi non arriva in finale c’è la consolazione di ricevere una scheda di valutazione sul proprio romanzo. La partecipazione all’edizione 2024 costava dai 70 ai 180 euro, in base alla lunghezza del testo.
  • Urania. Concorso per opere di genere fantascientifico. A detta del direttore editoriale di Urania Franco Forte rappresenta per la casa editrice un importante bacino da cui attingere per le nuove pubblicazioni. La partecipazione è gratuita.
  • NeRoma. Premio letterario di recente nascita – nel 2023 la prima edizione – è dedicato ai romanzi inediti appartenenti ai generi giallo, noir e thriller. È organizzato da Neroma Noir Festival e l’associazione culturale Kipling in collaborazione con Libraccio Editore. In palio la pubblicazione con questa casa editrice.  La partecipazione è gratuita.
  • Nabokov. Istituito a Roma nel 2006 dall’associazione omonima, il premio è suddiviso in diverse sezioni tra cui la terza riguarda la narrativa inedita. L’obiettivo del premio è di promuovere la lettura senza pregiudizi. La partecipazione costa 30 euro.
  • InediTo, organizzato dal 2002 dall’Associazione Camaleonte di Chieri (To), ha diverse sezione tra cui Romanzi Inediti. Al vincitore di questa sezione spetterà un contributo di 1.500 euro (nel 2024) per la pubblicazione e/o promozione della sua opera con editori qualificati. Per iscriversi occorre associarsi a Camaleonte, per la cifra di 30 euro.
  • Zeno; un premio letterario dell’associazione omonima, giunto nel 2024 alla Edizione numero XII, che vanta tra i passati giurati nomi importanti della letteratura contemporanea; Simona Vinci, Diego De Silva, Giulia Caminito e molti altri. Il prezzo per la partecipazione è di 30 euro.

“È stato così” di Natalia Ginzburg: Ritratto spietato della solitudine

Un racconto intenso e crudo. Che ferisce. L’assassina, così in quarta di copertina viene apostrofata la protagonista, racconta in prima persona la sua storia con il marito fedifrago. La disgrazia. Fino alla decisione finale.
Tranquilli, niente spoiler, lo dice alla terza riga: «Gli ho sparato in mezzo agli occhi».

È stato così, di Natalia Ginzburg, è un romanzo breve pubblicato nel 1947, in cui la protagonista racconta la propria realtà di donna intrappolata in un matrimonio infelice e segnato dall’infedeltà del marito. Schiacciata da un senso di inferiorità e solitudine, sopporta per anni la relazione extraconiugale del coniuge pur di avere qualcosa che dia un senso alla propria esistenza.
Un racconto duro, durissimo. Spietato e sincero.

Basato su una perfetta struttura circolare, il romanzo è caratterizzato da una prosa asciutta e da una narrazione feroce, pur se in un delicato incedere formale. È un parlato, quello con cui si esprime la narratrice, una lingua sapientemente involuta, ricca di polisindeti e anacoluti, come quella di qualsiasi racconto orale. Ginzburg in È stato così i personaggi non li indaga, li sfiora appena con la bacchetta magica del mestiere, e sebbene soltanto accennati, essi emergono nella mente del lettore con una nitidezza sorprendente. Con pochi segni, l’autrice riesce a tratteggiare figure che si materializzano vivide, ciascuna con le proprie peculiarità distintive – capacità di evocare presenze tangibili attraverso pochi tratti essenziali che è caratteristica distintiva della sua scrittura, e che conferisce al testo una profondità e una ricchezza che trascendono la mera descrizione superficiale.

Una disamina della disperazione e della ricerca di significato in una vita segnata dalla sofferenza e dall’abbandono. La protagonista vive in un costante stato di alienazione emotiva – la bambina, sua figlia, non la chiamerà mai per nome per mantenere da lei una distanza adeguata a impedirle di straziarsi per la sua perdita – che la conduce a una crescente disperazione indotta dal suo isolamento esistenziale; non solo fisico, ma profondamente intimo e psicologico.

La ricerca di un significato nella vita è forse il tema cardine del romanzo. Attraverso il suo racconto, la donna cerca di comprendere e giustificare le proprie azioni, offrendo al lettore una visione intima e dolorosa della sua lotta interiore. Un ritratto ferino e commovente della solitudine.

22. Perché non puoi valutare da solo se il tuo testo è pronto per le case editrici

Hai completato il tuo manoscritto. Dopo mesi, forse anni, di duro lavoro, sei pronto a inviarlo alle case editrici o alle agenzie letterarie. Ma come puoi davvero essere sicuro che il tuo testo sia pronto?
Non puoi. Ecco perché.

L’importanza di un occhio esterno

Lavorando su un testo per molto tempo, è facile perdere la lucidità e la capacità di valutarlo con obiettività. Gli errori di trama, i personaggi poco sviluppati e le incongruenze stilistiche possono sfuggire anche all’autore più attento.

Perché ci lavoriamo per anni, a quel testo, gli vogliamo bene come a un figlio; difficile poi sfoltirlo quando è necessario. Impossibile ad esempio, accorgersi (e ammettere con se stessi) che un determinato personaggio proprio non ha senso di esistere, o che quel brano saggistico sul De vulgari eloquentia, su cui tanto ci si è impegnati, rallenta senza motivo la narrazione e rischia di comprometterne la riuscita. In questi, come in numerosi altri casi, è necessario l’occhio esterno di un editor che fa questo di mestiere, aiuta gli autori a rendere pubblicabile il loro testo.

A fronte di una spesa tutt’altro che inaccessibile, può fornirti una scheda approfondita, redatta con l’esperienza, l’occhio critico e l’obiettività di un professionista dell’editoria.

La scheda di valutazione: un investimento sul tuo lavoro

Una scheda di valutazione non è solo l’enumerazione di un elenco di errori, ma un vero e proprio strumento di crescita., che ti permetterà di affinare il tuo lavoro e aumentare le tue possibilità di successo con le case editrici, nonché di migliorare il tuo approccio alla scrittura, il tuo modo di scrivere e di costruire storie.

Perché scegliere i miei servizi?

Esperienza e competenza: Con anni di esperienza nel settore editoriale, ho aiutato numerosi autori a trasformare i loro manoscritti in opere pubblicabili.
Feedback costruttivo: Le mie valutazioni sono sempre mirate a migliorare il tuo testo, con suggerimenti pratici e concreti.
Supporto continuo: Non ti lascio solə dopo la valutazione. Molte agenzie offrono servizi di questo tipo (la scheda) in maniera del tutto impersonale, ti arriva via mail e non sai nemmeno chi te l’ha redatta. Avere un chiarimento diventa impensabile. Dopo l’invio della scheda, io invece sarò sempre disponibile per ulteriori chiarimenti e consigli. Ogni indicazione della scheda dovrà risultarti chiara e comprensibile. E soprattutto utile.

Non lasciare che il tuo manoscritto rimanga nel cassetto. Contattami per una valutazione professionale. Dai al tuo lavoro la possibilità che merita.

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“La rara Felicità”, di Andrea Pellegrini: amicizia, poesia e amore fra le trincee della Prima guerra mondiale

Uscito il 31 maggio per Castelvecchi Editore, La rara felicità è il nuovo romanzo di Andrea Pellegrini, un testo che ci porta sulle rive del fiume Isonzo e ci affonda a forza nel fango delle trincee della Prima guerra mondiale, in una storia di guerra, amicizia, poesia e amore.

1916, si intreccia con le trame della Prima guerra mondiale l’amicizia tra un cappellano militare e un fante, un poeta dallo spirito per qualche verso blasfemo ma dotato di una purezza angelica, di nome Giuseppe Ungaretti. Un amore (simbolo di un auspicato ritorno a una vita normale) per la stessa donna, che unisce il cappellano e (il quasi inconsapevole) Ungaretti con un filo invisibile ma inalterabile, fino alla fine della guerra e dei giorni su questa terra. E un dipinto, quello della giovane Ester, la prostituta slovena sordomuta, con i suoi piedi scalzi e il suo neo invogliante che intenerisce, per la scelta delle pennellate con cui è tratteggiata.

Ungaretti in trincea, le tematiche

Ungaretti è pretesto, prima che personaggio. Un inseguimento, un’infatuazione per lui da parte del cappellano “di battaglia” in un racconto spietato della guerra. Ma più che dei suoi orrori, delle condizioni laterali in cui versano gli attori secondari della guerra: la soldataglia. Un’umanità stantia e annientata che nella stragrande maggioranza va ben al di là dei propri limiti di pudore, di buon gusto, di educazione, di rispetto per se stessi e per gli altri. In una parola, di umanità. Pellegrini ci porta in trincea con loro, nella merda e nel puzzo umano, negli sconci postriboli affollati di reietti che si imbucano con donne nelle baracche. Ritratto della guerra – e di come questa è in grado di ridurre l’essere umano – che sta molto vicino a quei disillusi Fenoglio e Rigoni Stern che non fanno sconti a nessuno.

Il testo è anche spunto per riflessioni sull’amore, sull’amicizia, sulla fede, sui dubbi, sul significato che per ciascuno ha la fedeltà a un dio, dio che, come diceva De André, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo, il che è esattamente quello che ha fatto l’uomo da quando ha messo piede sulla Terra. Un cappellano che professa attivamente e diffonde, senza il folclore devozionale dei Flagellanti, ma neanche con l’indole condiscendente della Chiesa bergogliana.

Una scrittura sofisticata

Un romanzo sbalzato dalla pietra a colpi di martello, ma espresso con una lingua, quella del cappellano, misurata e ben costruita. 
Va detto che non è un romanzo per tutti. Non è quel che si dice un romanzo scorrevole – requisito che a oggi sembra essere diventato indispensabile per la vendita di un libro, o per ambire allo Strega, per dirne una. È una scrittura cerebrale, una sintassi non lineare, costruzioni ricche di subordinate il cui ordine è scelto con cura, ma non tanto finalizzato alla fruibilità e all’immediatezza, quanto all’adesione incondizionata della musicalità della frase, del periodo. Al movimento della scena o del testo. Al tratto poetico del respiro.

Lo stile di Pellegrini si conferma curato, fine, nonostante la potenza che riesce a esprimere. L’amore per la metrica, per il vocabolo, per la costruzione della frase, con una forte componente poetica. La sua lettura, totalizzante, preclude la possibilità di distrazioni. È una scrittura piena e musicale, rigogliosa di figure retoriche usate con misura e consapevolezza, sicura e indifferente a chi la guarda come la ruota di un pavone, ma arcigna. Straripante di nomi di luoghi e personaggi, e di riflessioni, il lettore lo sfida, lo chiama in causa. Lettura attiva. Nulla è regalato, suggerito; bisogna andarselo a cercare. Inoltre, a differenza dello staffiere, narratore del precedente libro di Pellegrini Piccole indecenze, il cappellano è colto e dalla sua lingua lo si evince; ciò fornisce all’autore maggiori possibilità espressive. 
Si prenda ad esempio: 

Andrea Pellegrini è anche autore dei romanzi Piccole indecenze. Un amore pericoloso di Ugo Foscolo (2022), Lettera dalla Norvegia (2006) e Come una madre (2008).

Da una patina untuosa inamidati, restano giù in cortile subito morti e le mani artigliate in gesti estremi e il sangue ricordo di aver visto quando fuggiamo.

In questo brano di grande impatto visivo ed emotivo Pellegrini utilizza licenze e artifizi retorici tipici della poesia per creare un’immagine intensa e toccante. La frase, di costrutto cataforico, si apre con l’anastrofe nella proposizione relativa Da una patina untuosa inamidati, cui segue la principale restano giù in cortile subito morti. Poi la frase continua per polisindeto con proposizioni copulative, presentando l’immagine metaforica delle “mani artigliate” e solo alla fine viene rivelata la referenza dell’apertura, ovvero il sangue, che inamida con una patina untuosa tutta la scena (e che per questo si trova all’inizio). 

In questo brano si nota un’altra scelta importante: la discrepanza temporale. Il verbo “restano”, al presente indicativo, suggerisce una contemporaneità dell’azione rispetto all’enunciazione, mentre “ricordo” implica un’azione di adesso che però rimanda a un’azione passata e completata (“di aver visto”, che esprime anteriorità); e infine “quando fuggiamo” è di nuovo al presente, a indicare un’azione contemporanea o futura rispetto al centro deittico. La combinazione di questi tempi verbali stravolge la consecutio temporum tradizionale, avvicinando il lettore al momento narrato e inducendolo indirettamente ad assorbire un disordine, una confusione emotiva, e creando un senso di atemporalità nell’esperienza descritta. Nonché addolcendone la prosodia. 

Un romanzo in cui qualità e studi preparatori sono evidenti, ma non ci soffermeremo in questa sede sulla sua realtà storica, perché qui è la scrittura a interessarci principalmente. Va solo menzionato che la narrazione è solidamente fondata su fonti autentiche sulle quali l’autore si è documentato, tra cui spiccano le lettere di Ungaretti, il Diario di guerra 1916-1917 di Carmine Cortese e Il tascapane di Ungaretti di Ettore Serra; base documentale che l’autore utilizza come rampa di lancio di un racconto originale e appassionante.

Un romanzo per chi apprezza la parola, per gli amanti della poesia, per chi vuole addentrarsi de relato nelle buie atmosfere della guerra o chi semplicemente desidera conoscere un Ungaretti inedito. Un seducente invito per chi cerca un’esperienza letteraria coinvolgente e stimolante.

Il mio romanzo “La viola di Sara” al Salone di Torino 2024

Sono felice di condividere con voi un momento speciale della mia carriera di autore. Venerdì 10 maggio 2024, presenterò il mio romanzo La viola di Sara al Salone Internazionale del Libro di Torino. Un sogno che si avvera.

È un traguardo che ha richiesto anni di impegno e passione, e che mi ha fatto riflettere su quanto importante sia perseverare nei propri sogni e credere nel proprio lavoro: non c’è nulla di più gratificante che vedere tanta fatica ricompensata. Spero che la mia partecipazione al Salone possa ispirare anche qualcuno di voi a non smettere mai di perseguire i vostri obiettivi.

Ci tengo a sottolinearlo: è un successo non solo mio, ma di tutti coloro che mi hanno supportato durante questo lungo percorso. Dall’editor che mi ha seguito nella revisione del testo, alla correttrice di bozze, all’editore Aporema che ha creduto nel mio lavoro, alle librerie che si sono interessate, a chi mi ha aperto le porte verso nuove avventure e opportunità, arricchendo il cammino della Viola. Appassionati, lettori e letterati che avete contribuito a rendere possibile questa straordinaria esperienza, grazie a tutti voi.

Vi aspetto venerdì 10 maggio alle ore 16, al padiglione Oval stand T78.

Annunciati i dodici libri candidati allo Strega – poche le indipendenti rimaste

Erano 82 le opere proposte quest’anno dagli Amici della Domenica, tra le quali il Comitato direttivo del Premio ha scelto le dodici finaliste per l’edizione 2024.
Anche quest’anno Melania G. Mazzucco, presidente del Comitato, ha espresso un parere su qualità e tematiche delle opere in concorso, riscontrando un’abbondanza di «narrazioni oblique e non finzionali, composite, di taglio saggistico, memoriale o confessionale. Torna il romanzo d’impianto più classico, sia d’ambiente contemporaneo sia storico, con una lingua media, spesso intarsiata di dialetto, e un ritmo rapido, talvolta adattato alla serialità televisiva. All’opposto, svariate scritture sperimentali propongono impervie esperienze di lettura, in polemica e apprezzabile attitudine di resistenza alla prepotenza delle mode e del mercato.»

Pur presenti tra le proposte degli Amici della domenica, nella dozzina sono un’esigua minoranza i libri di realtà editoriali non affiliate ai grandi gruppi editoriali; annosa questione, questa, che affligge il Premio e alimenta ogni anno polemiche circa l’attendibilità del Concorso stesso.

Ecco i finalisti:
Sonia Aggio, Nella stanza dell’imperatore (Fazi), proposto da Simona Cives.
Adrián N. Bravi, Adelaida (Nutrimenti), proposto da Romana Petri.
Paolo Di Paolo, Romanzo senza umani (Feltrinelli), proposto da Gianni Amelio.
Donatella Di Pietrantonio, L’età fragile (Einaudi), proposto da Vittorio Lingiardi.
Tommaso Giartosio, Autobiogrammatica (minimum fax), proposto da Emanuele Trevi.
Antonella Lattanzi, Cose che non si raccontano (Einaudi), proposto da Valeria Parrella.
Valentina Mira, Dalla stessa parte mi troverai (SEM), proposto da Franco Di Mare.
Melissa Panarello, Storia dei miei soldi (Bompiani), proposto da Nadia Terranova.
Daniele Rielli, Il fuoco invisibile. Storia umana di un disastro naturale (Rizzoli), proposto da
Antonio Pascale.
Raffaella Romagnolo, Aggiustare l’universo (Mondadori), proposto da Lia Levi.
Chiara Valerio, Chi dice e chi tace (Sellerio), proposto da Matteo Motolese.
Dario Voltolini, Invernale (La nave di Teseo), proposto da Sandro Veronesi.